Preghiamo per Caterina Socci - Gli aggiornamenti su "antoniosocci.com"
Caterina canta "Voi Ch'amate Lo Criatore"

martedì, 13 maggio 2008, ore 11:26
E' da un po' che mi frulla questa cosa nella testa, oggi la sottopongo ai miei tre lettori. Buon 13 maggio a tutti.

Elogio dei piedi


                        Erri de luca

Perché reggono l'intero peso.

Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.

Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.

Perché portano via.

Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato.

E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.

Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.

Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.

Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.

Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.

Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.

Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.

Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.

Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.

Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.

Perché non sanno accusare e non impugnano armi.

Perché sono stati crocefissi.

Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l'appoggio.

Perché, come le capre, amano il sale.

Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.

Resamo
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categoria : poesia, cose di altri

lunedì, 31 marzo 2008, ore 12:43
Voglio anch’io postare, come il caro Maturin, una mia composizione, ma più recente.

Qualcuno una volta mi fece notare che solo i poeti e gli stupidi scrivono poesie dopo i 25 anni. Io però ho una scusante: questo è il testo di una mia canzone di un paio d’anni fa.


Buona lettura (magari quando le avremo registrate, metterò ondine l’MP3).

 


Rimani qui, almeno per stasera:

il tempo per una cena leggera.

È freddo fuori, e fa tremar le braccia

come quella notte, che dopo la caccia

(e le facce bigotte) tu mi hai guardato, ed io…

Ho preparato centomila fogli,

ci ho scritto le mie storie, i miei imbrogli.

Il vento soffia forte sulle imposte

e sembra di tornare ai giorni delle soste,

le notti in riva al mare, la luna ed i falò:

rimani ancora un po’.

Ho qui per te il pane, la nostra poesia.

Percorrerò insieme a te

la fantasia

fino all’ultimo Re,

fino alla strana follia

di quelle braccia aperte per me…

È strano, ancora, sai

io penso: “come mai?”

E com’è forte credere in qualcuno che ti fa capire

che tutto il mondo ruota intorno a un solo amore,

e resta se puoi,

qui troverai

il vino, la compagnia.

Ti prego, non dire no,

non andar via:

c’è buio, guarda e poi so

che è tardi e sembra pazzia,

ma ancora un sorso, e ora dimmi chi sei.

la notte finirà,

il sole tornerà.

Rimani qui, almeno per stasera.

È tempo che ritorni primavera:

il grano fuori inizia a biondeggiare

e sembra di sentire

le donne in riva al mare,

i canti e poi scoprire

che niente basta mai,

che tu ritornerai.

Resamo
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categoria : poesia, cose che mi piacciono

mercoledì, 26 marzo 2008, ore 14:24
Da una tasca nascosta del mio portafoglio è uscito inaspettatamente un foglietto dove un milione di anni fa avevo scritto delle parole; queste:

Così un fiore ha perso i suoi petali
come il cielo d'inverno smarrisce l'azzurro
come l'onda di un sogno s'infrange al risveglio.
E' solo vita che scorre
come lacrime calde sulle guance del tempo.

Cosa avrò voluto dire? E che fine ha fatto quel Maturin?
maturin
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categoria : poesia

venerdì, 21 marzo 2008, ore 15:00
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicano: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via
inchinandomi fino a terra.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre
a più riprese
finché non sarò esausto.
E a chiunque venga
-anche al ricco- dirò:
siedi pure alla mia mensa
(anche il ricco è un povero uomo).
E dirò a tutti:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Tutto è suo dono
Eccetto il nostro peccato.
Ecco, gli darò un’icona
Dove lui –bambino- guarda
Agli occhi di sua madre:
così dimenticherà ogni cosa.
Gli raccoglierò dal prato
una goccia di rugiada
-è già primavera
ancora primavera
una cosa insperata
non meritata
una cosa che non ha parole;
e poi gli dirò d’indovinare
se sia una lacrima
o una perla di sole
o una goccia di rugiada.
E dirò alla gente:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Non credo più neppure alle mie lacrime,
e queste gioie sono tutte povere:
metterò un garofano rosso sul balcone
canterò una canzone
tutta per lui solo.
Andrò nel bosco questa notte
e abbraccerò gli alberi
e starò in ascolto dell’usignolo,
quell’usignolo che canta sempre solo
da mezzanotte all’alba.
E poi andrò a lavarmi nel fiume
e all’alba passerò sulle porte
di tutti i miei fratelli
e dirò a ogni casa: “pace!”
e poi cospargerò la terra
d’acqua benedetta in direzione
dei quattro punti dell’universo,
poi non lascerò mai morire
la lampada dell’altare
e ogni domenica mi vestirò di bianco.

Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
E non piangerò più
Non piangerò più inutilmente;
dirò solo: avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
E solo con un sorriso
Poi non dirò più niente.

David Maria Turoldo


maturin
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categoria : poesia

venerdì, 26 ottobre 2007, ore 12:11
In questi giorni torno a casa e in televisione mi ritrovo un sacerdote che giochicchia a "L'eredità", il quiz di Rai uno. Chiamatemi retrogrado, conservatore, pre-conciliare o ditemi semplicemente che sono "all'antica", ma per me il sacerdote è un'altra cosa. Esattamente questa:

Il sacerdote
sacerdoteClemente Rebora

Il sacerdote è il primo caro acquisto
Del Divin Sangue; e avvera il regale
Sacerdozio che il popolo ha da Cristo.

Il sacerdote è il Sacro Cuor che beve
Il nostro sangue infetto dalle vene
E del Suo intatto le arterie ci imbeve.

Il sacerdote è tal che va distrutto
Dio adorando; e sé piangendo dice:
“Io non merito nulla, Gesù tutto”.

Il sacerdote è come vetta pura
Che dà l'altezza al monte dei Cristiani:

Più presso è al ciel, ma in solitudin dura.

Il sacerdote è come una radice
Che stilla e spreme la linfa nascosta
Perché dia frutto la pianta felice.

Il sacerdote è come ombra al sole
Che segna e segue il moto della luce,
Luce che è Cristo in opere e parole.

Il sacerdote è come Cristo a Cena:
Ringrazia Iddio, benedice e porge
La vita eterna; e si addossa ogni pena

Il sacerdote cosa possa o sia,
Non sa; come ardirebbe far di Dio
Cibo alle anime? Oh Santa Eucaristia!

Il sacerdote splende nella Messa:
Offrendo al Padre il Figlio del perdono
Con Lui s'immola, e in Lui, dono e promessa.

Il sacerdote è dato dal Signore:
Il sacerdote vien dalla Madonna:
Il sacerdote ottiene il Salvatore.

L’eccelsa Trinità lodata sia,
In Gesù con Giuseppe e per Maria.

maturin
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categoria : poesia, cose di altri, osservazioni di uno qualunque

lunedì, 03 settembre 2007, ore 15:59
La piccola frase,
sperduta nel vago discorso:
“…abbiamo fatto a cambio…”;
lancinante consapevolezza
che una vecchia preghiera,
ormai dimenticata,
è stata esaudita.
Così sia.
maturin
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categoria : poesia

giovedì, 03 maggio 2007, ore 12:22
Ho sempre pensato che una persona di bell’aspetto abbia, nelle cose della vita, un punto di vantaggio rispetto a chi non è fisicamente dotato. Penso ad esempio, primariamente, alle occasioni con le ragazze, che se non sei bello non ti si filano (la cosa vale anche per i maschi, ma non è il caso di fare un manuale del corteggiamento), ma anche ai colloqui di lavoro, alle occasioni, ai confronti, alle selezioni. Il bello è spesso scelto a prescindere dalle sue capacità o intenzioni. È scelto perché bello, e tanto basta.

Tuttavia oggi mi accorgo che questo è un comodo alibi che uso per giustificare i miei insuccessi. Anche i belli piangono, tanto per dirne una.

Conosco una ragazza, o meglio una donna, che dalla propria bellezza ha sempre tratto vantaggi momentanei o marginali, come ad esempio numerosi flirt, occasioni di lavoro, viaggi vari, ma poi, al sodo, quel che voleva (e cioè una famiglia, una vita serena, un marito innamorato, dei bambini) non l’ha ottenuto.

La bellezza ahimé non basta.

Eppure una bellezza completa esiste. Una bellezza non corruttibile, una bellezza che dura al di là delle stagioni e delle mode. Una bellezza intramontabile. Penso ad esempio al cielo, alle stelle, alle montagne, al mare. Una bellezza che non ha paura di sfidare i nostri costumi provinciali, che attribuiscono al solo aspetto fisico di ballerine e calciatori il massimo risultato appetibile.

E poi penso a La Bellezza.

Beauty crowds me till I die

Beauty mercy have on me

But if I expire today

Let it be in sight of thee

Tradotta in italiano, qui.
Resamo
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categoria : poesia, cose di altri, osservazioni di uno qualunque

lunedì, 12 marzo 2007, ore 09:39
Il sacerdotesacerdote
Clemente Rebora
 
Il sacerdote è il primo caro acquisto
Del Divin Sangue; e avvera il regale
Sacerdozio che il popolo ha da Cristo.
 
Il sacerdote è il Sacro Cuor che beve
Il nostro sangue infetto dalle vene
E del Suo intatto le arterie ci imbeve.
 
Il sacerdote è tal che va distrutto
Dio adorando; e sé piangendo dice:
“Io non merito nulla, Gesù tutto”.
 
Il sacerdote è come vetta pura
Che dà l'altezza al monte dei Cristiani:
Più presso è al ciel, ma in solitudin dura.
 
Il sacerdote è come una radice
Che stilla e spreme la linfa nascosta
Perché dia frutto la pianta felice.
 
Il sacerdote è come ombra al sole
Che segna e segue il moto della luce,
Luce che è Cristo in opere e parole.
 
Il sacerdote è come Cristo a Cena:
Ringrazia Iddio, benedice e porge
La vita eterna; e si addossa ogni pena.
 
Il sacerdote cosa possa o sia,
Non sa; come ardirebbe far di Dio
Cibo alle anime? Oh Santa Eucaristia!
 
Il sacerdote splende nella Messa:
Offrendo al Padre il Figlio del perdono
Con Lui s'immola, e in Lui, dono e promessa.
 
Il sacerdote è dato dal Signore:
Il sacerdote vien dalla Madonna:
Il sacerdote ottiene il Salvatore.
 
L’eccelsa Trinità lodata sia,
In Gesù con Giuseppe e per Maria.
 
 
maturin
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lunedì, 15 gennaio 2007, ore 09:59
Ringrazio l'amico Resamo per la bella citazione di John Henry Newman e per esprimere concretamente il mio ringraziamento, offro alla vostra attenzione e alla vostra riflessione una poesia, che è anche una preghiera, dello stesso autore...

john henry newman

                     Conducimi tu, luce gentile,

conducimi nel buio che mi stringe,

la notte è scura, la casa è lontana,

conducimi tu, luce gentile.

 

Tu guida i miei passi, luce gentile,

non chiedo di vedere assai lontano,

mi basta un passo, solo il primo passo,

conducimi avanti, luce gentile.

 

Non sempre fu così, te non pregai

perché tu mi guidassi e conducessi,

da me la mia strada io volli vedere,

adesso tu mi guidi, luce gentile.

 

Io volli certezze, dimentica quei giorni,

purché l’amore tuo non m’abbandoni,

finché la notte passi tu mi guiderai

sicuramente a te, luce gentile.

 

maturin
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giovedì, 14 dicembre 2006, ore 11:05
Distinguo a pena la Madonna, ha immoti
 

gli occhi lucidi come lame, come

le sette spade che le stanno in cuore;

intorno, un po' d'argento luce: i voti

degli umili, dei buoni senza nome

ch'ebbero ancora fede nel dolore.


Sergio Corazzini (citato dal "Mattutino" di Gianfranco Ravasi dell'otto dicembre)
maturin
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categoria : poesia, briciole, gianfranco ravasi