Preghiamo per Caterina Socci - Gli aggiornamenti su "antoniosocci.com"
Caterina canta "Voi Ch'amate Lo Criatore"

mercoledì, 07 ottobre 2009, ore 09:49

Nel giorno della Beata Vergine del Rosario, vi invito alla lettura della meravigliosa lettera che Antonio Socci ha inviato a Maurizio Belpietro direttore di Libero, il giornale per cui scrive. Da leggere e meditare. Grazie Antonio.


Caro Direttore,

la mia Caterina ha occhi bellissimi. La sua giovinezza ora è distesa su un letto di luce e di dolore. E’ come una Bella addormentata. Ma crocifissa. Mi trovo involontariamente “inviato” nelle regioni del dolore estremo e in questo panorama dolente – se un angelo tiene a guinzaglio l’angoscia – ci sono diverse cose che mi pare di cominciare a capire.

La prima notizia è che il mio cuore batte. Il nostro cuore continua a battere. So bene che normalmente la cosa non fa notizia. Neanche la si considera. Finché non capita che a tua figlia, nei suoi 24 anni raggianti di vita, alla vigilia della laurea in architettura per cui ha studiato cinque anni, d’improvviso una sera il cuore si ferma e senza alcuna ragione. Si ferma di colpo (o, come dicono, va in fibrillazione).

Lì, quando ti si spalanca davanti quell’abisso improvviso che ti fa urlare uno sconfinato “nooooo!!!”, cominci a capire: è la cosa meno scontata del mondo che in questo preciso istante il cuore dei tuoi bimbi, il mio cuore o il tuo, amico lettore, batta.

Quante volte ho sentito don Giussani stupirci con questa evidenza: che nessuno fa battere volontariamente il proprio cuore. E’ come un dono che si riceve di continuo, senza accorgersi. Istante per istante dipendiamo da Qualcun Altro che ci dà vita…

C’illudiamo di possedere mille cose e di essere chissacchì, ma così clamorosamente non possediamo noi stessi. Un Altro ci fa. In ogni attimo. Vengono le vertigini a pensarci. Allora si può solo mendicare, come poveri che non hanno nulla, neanche se stessi, un altro battito e un altro respiro ancora dal Signore della vita (“Gesù nostro respiro”, diceva una grande santo).
(Qui il testo completo)


maturin
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categoria : storie vere, maria, cose di altri

mercoledì, 13 maggio 2009, ore 09:29
Il cugino T. è un’anima semplice. Un uomo buono. Un povero in spirito. Un autentico povero in spirito. Il cugino T è anziano. Non ha studiato. Non si è divertito. Ha fatto sacrifici. Molti sacrifici. Ha sempre e solo lavorato. E sorride. È sfortunato e sorride. È malato e sorride. È triste… e sorride.

“All’inferno ci va solo chi ammazza… Per gli altri c’è sempre qualcuno che prega, ma per chi ammazza… chi prega?”.

Povero.
In.
Spirito.

Il cugino T. ci dà una grande lezione: preghiamo per gli assassini.

(…) Quindi proseguì: "Sacrificatevi per i peccatori e dite molte volte e in modo speciale quando fate qualche sacrificio: Oh Gesù, è per amor vostro, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria".

“Nel dire queste parole aprì nuovamente le mani, come nei due mesi precedenti. Il riflesso (dei raggi della luce) parve penetrare nel terreno e vedemmo come un mare di fuoco.
Immersi in questo fuoco, i demoni e le anime, come fossero tizzoni di brace trasparenti e neri, o abbronzati, in forma umana, fluttuavano nell’incendio, sollevati dalle fiamme che uscivano da loro stessi insieme a nuvole di fumo che cadevano da tutte le parti. Essi somigliavano al cadere delle faville nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che terrorizzavano e facevano tremare dalla paura. I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma incandescenti come neri carboni di brace”.

“Quando reciterete il Rosario, direte dopo ogni mistero: O Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia”.

Suor Lucia. Dal racconto della apparizioni della Madonna a Fatima.

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maturin
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categoria : storie vere, preghiere, maria

lunedì, 11 maggio 2009, ore 16:12

Il 4 settembre 1781 un gruppo di quarantuno uomini, donne e bambini che si sono dati il nome di Pobladores, fondano una nuova colonia nei territori della California spagnola. Due terzi dei coloni sono schiavi africani affrancati o fuggiti, o i discendenti diretti di quegli schiavi. Gli altri sono nativi americani. Tre sono messicani. Uno è europeo.

santuario-porziuncola-internoChiamano l’insediamento “Il Paese di Nostra Signora la Regina degli Angeli della Porziuncola”, in spagnolo “El Pueblo de Nuestra Senora la Reina de Los Angeles de Porciùncula”.

Poi il mondo cominciò ad avere fretta e la città divenne solo “Los Angeles”.

Oggi il nome è diventato ancora più corto: la chiamano L.A.

Proprio così: L.A. Ed è un bene, almeno per noi italiani. Perché noi, per motivi linguistici, possiamo avere la certezza che il cuore nascosto e dimenticato di quella che oggi è una moderna megalopoli…

…“è Lei”…

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maturin
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categoria : storie vere, maria, osservazioni di uno qualunque

martedì, 14 aprile 2009, ore 13:39

lourdesA fondo pagina le immagini in diretta dalla Grotta di Massabielle, a Lourdes. Si può restare ore a guardare. Ed eccolo l'esercito del Dio degli eserciti: un flusso inarrestabile. L'ho constatato di persona l'estate scorsa. I malati... e i sani, i poveri... e i ricchi, uomini e donne di ogni razza e colore, di ogni ceto sociale, grassi e magri, belli e brutti.

Forse una sola cosa in comune: l'essere mendicanti. Bisognosi di Misericordia, d'amore, di perdono.

Nella colonna di sinistra anche i link al sito ufficiale di Lourdes e alla pagina di Lourdes TV.
Alle 15.30 il Rosario dalla Grotta. E la Messa ogni mattina. Da non perdere!

maturin
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lunedì, 09 febbraio 2009, ore 12:24
Dicono che l’agonia di Eluana durerà 15 giorni.

Mi è venuta in mente questa frase: “Volete avere la cortesia di venire qui per 15 giorni?”.

Alla quale è seguita questa: “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro”.

Queste frasi le ha pronunciate Nostra Signora di Lourdes a Bernadette Soubirous il 18 febbraio 1858.

Il 25 febbraio, Aquerò (“quella là” nelle parole della ragazzina che non aveva capito chi fosse quella strana signora) disse a Bernadette: “Andate a bere alla fonte e a lavarvi” e “andate a mangiare di quell’erba che è là”.

Tutto ciò ha qualcosa a che vedere con la vicenda di Eluana? Per il “mondo” probabilmente no; per noi cristiani, o almeno per me, moltissimo.

Allora “il mondo” rideva di Bernadette e la maltrattava, ritenendola una pazza.
Oggi quello stesso “mondo” disprezza la Chiesa cattolica e la vuol far tacere. Se la Chiesa non può parlare di vita e di morte, di cosa può parlare? Ingerenze vaticane, le chiamano. La Chiesa stia zitta, faccia silenzio! Ci dicono di fare silenzio salvo poi accusarci, mentendo, di aver taciuto su questo o su quest’altro.

Che “ognuno è padrone della propria vita” loro possono dirlo perché è espressione di democrazia. Che ogni vita è sacra e va difesa noi non possiamo dirlo perché altrimenti “imponiamo i nostri valori”.

E allora cosa ci resta da fare? Quello che abbiamo sempre fatto: pregare. Ed essere cristiani anche per loro.

“Aquerò mi disse di andare a baciare la terra in penitenza per i peccatori”.
“Ma lo sai che a fare cose del genere ti credono pazza?”.
“Per i peccatori…”.

lourdes

maturin
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giovedì, 29 gennaio 2009, ore 10:30

Tempo fa mi sono travestito da giardiniere e con piglio deciso ho messo mano alla zappetta e ho piazzato dei bulbi di narciso selvatico in giardino. Ero un po' in ritardo sui tempi, perciò i fiori non sono arrivati...
Solo uno, tra tanti, è sbocciato. Quello più vicino ad una piccola statuina in gesso della Madonna.
Niente di miracoloso. Niente di strano; è che mi faceva piacere raccontarlo...


maturin
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categoria : maria, briciole, cronachetta familiare

venerdì, 12 dicembre 2008, ore 07:39
La preparazione di un mistero - La preparazione di una mamma - La preparazione di un papà

Abbiamo finora detto che il Verbo, liberamente, ha scelto di incarnarsi nel grembo di una donna, colei che sarà – di conseguenza – la Madre.

Dovendo dimorarle in grembo per circa nove mesi, e dovendo susseguentemente vivere nella sua casa con Lei per molti anni a venire, possiamo supporre che abbia cercato una “dimora” (intesa come grembo materno ma anche – in seguito – come casa, come famiglia) il più possibile confacente alle sue necessità.

La prima necessità di un bambino è sentirsi amato: ora sappiamo che il peccato altro non è che una ferita inferta all’amore di Dio.

Non è dunque così strano che il Verbo abbia scelto di incarnarsi nel grembo di colei che è senza peccato: è semplicemente una questione d’amore. Tanto più la madre è lontana dal peccato – anche dal più piccolo dei peccati,- tanto più il suo amore è puro.

Se la Madre, a maggior ragione, viene alla luce priva del peccato originale, il suo amore sarà perfetto, adatto ad accogliere il Figlio di Dio.

Con oggi finiamo questo secondo ciclo di “riflessioni”. Se troverò il tempo andrò avanti anche la settimana ventura, altrimenti colgo questa occasione per augurare a tutti un Santo Natale.

Buon pomeriggio a tutti.
Resamo
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giovedì, 11 dicembre 2008, ore 09:16
La preparazione di un mistero - La preparazione di una mamma

Una volta scelta la mamma, l’attenzione divina si sposta su un altro grande protagonista della storia dell’incarnazione. In senso tradizionale stretto, infatti, una madre da sola non basta. Il bambino avrà bisogno di maggiori riferimenti per poter intraprendere un cammino in grado di dargli un’infanzia serena e completa. L’affetto, certo, ma anche il rigore. La casa ma anche il lavoro delle mani. La speranza ma anche la concretezza. La memoria ma anche il presente.

Va ricordato che se anche il bambino è Dio, è comunque un bambino che vive e vivrà su questa dolce e amara Terra. Il Verbo non intende incarnarsi in un Superman col petto d’acciaio ma in una persona reale, concreta, fatta di carne e sangue, quel carne e sangue che – uniti all’amore – salveranno il mondo.

Tutti i riferimenti a riguardo della concretezza fanno capo ad una figura maschile, un padre. Un padre che dovrà essere virile, autorevole, severo e gentile, comprensivo ma retto, capace di sorridere ma anche di piangere, di insegnare ma anche – all’occorrenza – redarguire.

Un uomo che, come la Madre, sarà importante per la crescita del figlio, per la sua educazione, la sua serenità.

Qui non si vuole dire che il Verbo sarà poi influenzato dalle ramanzine dei genitori, nel senso che il Verbo è il Verbo eterno e non è nel potere degli uomini mutarne alcunché.

Ma l’amore di una mamma e di un papà possono fare grandi cose, e per questo il Verbo sceglierà di incarnarsi in una famiglia invece che in un più asettico agglomerato di persone che non si riconoscono come tale.

Inoltre la scelta della madre e del padre, proprio perché lasceranno un’impronta importante sul bambino, sul Messia, sul figlio di Dio, viene ad assumere un’importanza ancora più decisiva, in quanto il Figlio, il Verbo incarnato, andrà ad incidere sulla struttura stessa del creato sconvolgendone le dinamiche di salvezza per tutti gli uomini.

Ecco quindi un primo motivo per cui la famiglia in cui andrà ad incarnarsi il Verbo non potrà essere composta di peccatori: all’amore della madre e del padre si ricondurranno – anche solo in senso riflessivo – le dinamiche dell’universo, ciò che esclude in prima istanza la contaminazione del peccato. Dio si incarna, dicevamo, dove non c’è il peccato.

Ma ovviamente non è tutto qui.


(continua)  

Resamo
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mercoledì, 10 dicembre 2008, ore 11:53
La preparazione di un mistero

Il ragionamento da fare, per comprendere almeno alcuni dei passaggi connessi con la scelta calata su Maria, sulla sua gravidanza e sulla nascita nel mondo del Verbo, è molto semplice, ma per essere compreso meglio nella sua grandiosità d’amore va letto passo dopo passo.

Anzitutto una gravidanza coinvolge come minimo un’altra persona, una donna. Gli uomini, per quanto possano sbraitare con le loro ideologie e i loro furori libertini, fino ad oggi non hanno ancora generato figli e, salvo stravolgere l’ordine della natura, difficilmente potranno mai farlo in futuro. Quindi l’attenzione del Verbo va ad appuntarsi su una donna, una futura mamma, colei che verrà chiamata “dimora dell’Altissimo”.

Questa donna dovrà portare per nove mesi il Verbo nel suo grembo, e quando nascerà il bambino – Colui che sarà il Verbo fatto carne – sarà Madre. Il passaggio è apparentemente logico ma conviene soffermarci sopra per un paio di righe ancora e svilupparlo meglio.

Abbiamo detto che la donna prescelta sarà gravida di un bambino, e quando questo nascerà Lei sarà sua Madre. Questo non cambia la sostanza della madre, era una donna prima, sarà una donna dopo, era umana prima, sarà umana dopo. Ciò che cambierà sarà il rapporto personale e intimo del bambino con la madre, con colei che lo nutrirà, lo pulirà, lo difenderà, lo scalderà. Soprattutto lo amerà, come tutte le madri amano i loro figli.

L’incarnazione coinvolge quindi sicuramente una madre, una madre che – nella dinamica dei fatti che si svolgeranno in seguito alla nascita del bambino,- sarà molto importante sia per l’impronta che darà con il suo amore al figlio, sia per l’educazione che saprà impartirgli, sia perché sarà lei, proprio lei, lo specchio di tutte le anime che il Verbo si propone – tra le altre cose – di salvare, nonché di convertire e, soprattutto, di amare.


(continua) 
Resamo
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martedì, 09 dicembre 2008, ore 11:49
Proseguiamo con le nostre riflessioni, finché il tempo ce lo consente, in attesa del Santo Natale di Gesù.

Liberamente il Verbo ha scelto di nascere bambino, più precisamente di nascere da una gravidanza, proprio come un bambino qualsiasi. Avrebbe potuto far parlare le statue, calare sulla terra su di un carro di fuoco, apparire in cielo dando forma e sostanza alle nubi. Tutte manifestazioni un po’ impegnative, che non avrebbero potuto essere ignorate da chi vi avesse assistito.

Oppure poteva prendere possesso di un corpo già formato, instillare la sapienza in nuovi profeti, cadere a pioggia sulle menti ottenebrate di tutti gli uomini. Manifestazioni impegnative anche queste, ma forse più ambigue, meno gravose e comunque, volendo, “ignorabili” – da eventuali scettici,- sebbene con una certa difficoltà. Incasellabili in quell’inspiegabile che però, si sa, se non è spiegabile oggi magari lo sarà fra mille o diecimila anni e pertanto non può essere mistero.

Invece la scelta, libera e complessa e ancor più libera perché “liberante”, il progetto dell’incarnazione parte da un bambino. Anzi, ancora prima, da una gravidanza. Qualcosa di delicato, qualcosa cui chi non vuole credere non crederà liberamente, e chi crederà, liberamente crederà.

Ovviamente dare corpo a questa scelta libera richiede una certa preparazione, una sorta di progettazione dell’ambiente e delle circostanze. Oggi diremmo che quel padre e quella madre che non si preparano in modo diligente e costruttivo a mettere al mondo il loro figlio rischiano di avere un figlio “per sbaglio” – definizione orribile ma da cui possiamo trarre una prima conclusione,- a maggior ragione il Verbo, che non è intenzionato a commettere degli sbagli, specialmente per qualcosa di importante come l’incarnazione – e in ultima istanza il compiersi del piano del Padre – prepara il terreno.


(continua)

Resamo
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venerdì, 05 dicembre 2008, ore 15:49
Il caso non esiste

La perfezione dell’Amore

Tu chi sceglieresti


Il senso della fede


Maria è intelligente
: non potrebbe essere diversamente, in quanto Dio non propone un alleanza, un patto a qualcuno che non è in grado di comprendere appieno la portata della richiesta che gli viene fatta. Comprendere, per l’appunto, è quella facoltà per esercitare la quale occorre intelligenza, discernimento, capacità di valutazione. Tutte doti senza le quali Maria non avrebbe potuto dire “si”.

Maria è umile
: l’umiltà è gradita a Dio, e Maria è quella che viene raccontata nei Vangeli, donna di poche parole (meditava nel suo cuore), donna semplice che segue il Figlio in molte apparizioni, che dolcemente lo sostiene, che umilmente Gli appartiene.


Maria dunque viene scelta da Dio con esatta cognizione di causa, con la precisione di un mirino incentrato su di lei, sulla prova di ogni momento della vita, della prosaicità dei giorni che la vedono sempre rispecchiare i tratti della ragazza – poi donna – semplice, intelligente ma umile, fedele, devota, ricca di speranza e, se vogliamo concederci il lusso di citare l’Angelo, di Grazia.


Con oggi chiudiamo questo primo ciclo di riflessioni. Spero di non aver tediato nessuno con la mia prosaicità, anzi, se qualche parola di quelle scritte è stata gradita, magari continueremo la settimana prossima. Diversamente, tanto per citar qualcuno, non s'è fatto apposta.

Buon fine settimana e buona Immacolata a tutti.
Resamo
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giovedì, 04 dicembre 2008, ore 16:26
Il caso non esiste

La perfezione dell’Amore


Tu chi sceglieresti


Maria non è “diversa”
: stando alle scritture, quella di Maria non è la prima gravidanza prodigiosa. Prima di lei vediamo Isacco, o anche Sansone, per dirne un paio, ma anche Giovanni il Battista, contemporaneo di Gesù. Tuttavia questi nascono all’interno di un matrimonio da donne mature e “clamorosamente” sterili: segno evidente che Dio ha voluto intervenire in modo diretto nella vita di queste famiglie per modificare il corso degli eventi secondo il suo disegno. Per Maria non è così: lei è vergine, e non ancora sposata, sebbene già fidanzata. Dio sceglie lei per dare una svolta alla storia, ma anche per incarnarsi nel ventre di una ragazza reale, viva e vera.


Maria crede
: la fede di Maria, anche quella di Maria “bambina”, non avrebbe bisogno delle mie disquisizioni, basta una rapida sfogliata del Vangelo per rendersene conto. Ad introduzione di considerazioni che svilupperemo successivamente basterà però ricordare che l’ambiente in cui vive Maria non è la Milano del 2000, epoca nella quale i figli sono slegati dai genitori e le responsabilità si depennano fingendo che non ci siano: quello è il tempo della legge mosaica interpretata nel più rigoroso dei modi (lapidazione per le adultere, tanto per intenderci). Tuttavia Lei, la Santissima, non esita un secondo ad accettare la prospettiva dell’annuncio angelico, perché prima di tutto crede.


Maria spera
: la speranza non può disgiungersi dalla fede: chi crede sa che Dio non abbandona, e che anche quando sembra tutto perduto c’è sempre la speranza che scaturisce dalla fede. Ritrovarsi dunque nelle condizioni di Maria, vergine gravida giovanissima in una società dagli usi – come dire – piuttosto “decisi” ad un certo punto deve aver dato una punta di timore, in Maria. Timore che però svanisce al pensiero che la salvezza è in chi si abbandona alla Sua volontà.


(continua)
Resamo
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mercoledì, 03 dicembre 2008, ore 12:34
Il caso non esiste

La perfezione dell’Amore


Maria viene scelta giovane
anche per un altro motivo, forse: la giovinezza è quell’età in cui si prendono le decisioni più importanti, si orienta la nostra vita, si da un’impronta decisiva e personale su tutta la costruzione del futuro. Rivolgendosi ad una Maria adulta, probabilmente l’Angelo avrebbe incontrato ben altre perplessità oltre l’opposizione del “non conosco uomo”, magari una persona rivolta più alla prudenza che alla speranza...

Maria è vergine
: come conseguenza logica della giovinezza di Maria, nonché della società in cui l’Annuncio viene calato, Maria è vergine. Ma perché scegliere una ragazza vergine, e per giunta non sposata? La ragione della scelta, a mio avviso, è facilmente comprensibile: noi chi sceglieremmo? Metteremmo davvero un bambino “prodigioso” (il figlio di Dio, mica uno qualsiasi) all’interno di una famiglia già formata? Magari con altri bambini “normali”, col rischio del continuo confronto? Daremmo davvero ad una ragazza “non vergine” (oggi non è più così pruriginoso, ma da un punto di vista “alto” le cose possono cambiare, o meglio, possono essere rimaste invariate) il privilegio di una gravidanza unica al mondo, una gravidanza – come dire – spirituale, che tra l’altro potrebbe essere confusa con la gravidanza indotta da un rapporto già avuto con un uomo? È necessario che la gravidanza di Maria sia inequivocabilmente opera non umana, altrimenti anche il nascituro potrebbe essere “solo” umano.


(continua)
Resamo
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martedì, 02 dicembre 2008, ore 10:16
Il caso non esiste

Anzitutto Maria è senza peccato: è Dio stesso che l’ha voluta così, che le ha dato la grazia di nascere senza la macchia del peccato originale e l’ha inondata di grazia al fine di preservarsi libera dalle catene del peccato. Su questa faccenda del peccato approfondiremo magari in seguito, con più agio, ma tanto ci basti per cominciare a comprendere che Dio si incarna dove non c’è peccato.

Maria è giovane
: il momento scelto è per l’appunto l’inizio della giovinezza di Maria, quando la Santissima avrà avuto si e no 15-16 anni, secondo le usanze del tempo. Possiamo pensare, ragionando con il metro di oggi, che l’Altissimo avrebbe potuto aspettare almeno la maggiore età, ma Dio non si è incarnato nel mondo incantato della perfezione, bensì in un mondo reale, rigoroso e “pesante”, coerente con gli usi e i costumi del tempo e nonostante gli usi e i costumi del tempo. Probabilmente, se avesse aspettato che Maria compisse quei fatidici vent’anni – l’età minima cui pensiamo oggi per diventare mamme, la ragazzina sarebbe stata già forzata al matrimonio, con tutte le conseguenze del caso.


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Resamo
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lunedì, 01 dicembre 2008, ore 16:54
Con oggi cominciamo alcune brevi riflessioni su Maria Santissima, cercando di ragionare in modo semplice, succinto e alla portata di tutti. Queste riflessioni sono puramente personali, risalgono a quelle nozioni di base del Catechismo cui abbiamo partecipato da bambini, all’ascolto delle omelie durante le celebrazioni liturgiche, ad alcuni brevi approfondimenti personali. Se sbaglio qualcosa sarò ben lieto di correggermi, e sarò grato a chi con amicizia e spirito di correzione mi farà notare l'errore.

Tanto per cominciare, mi sono sempre chiesto perché sia stata scelta Maria. È la scelta che viene compiuta a monte, quella che conta: la più difficile di tutte.

La scelta, compiuta ovviamente dalla Santissima Trinità, in tutta libertà, poteva cadere su qualunque ragazza o donna, su una madre di famiglia, su una donna sposata, su una donna sterile. Invece il mirino cade su Maria. Non cade a caso, è ovvio: per citare Einstein – anche se impropriamente, lo ammetto,- “Dio non gioca a dadi”.

Maria è infatti stata “pensata” dall’eternità, è stata voluta senza peccato originale, è stata inondata di grazia fin dal seno materno, fin dall’idea primigenia. Se il verbo che sto per utilizzare non apparisse troppo freddo si potrebbe addirittura spiegare Maria come progetto dell’eternità.

Dunque Dio “pensa” (si potrebbe dire, sperando – come dico – di non essere blasfemi, che “progetta”) Maria. Potrebbe desiderare di far “incarnare” il Verbo nel seno di una mamma già in atto, potrebbe qualsiasi cosa, invece ha voluto Maria, e proprio lei, e nessun’altra che lei.

È evidente che Dio sceglie Maria per alcuni “dettagli” (che poi, analizzando un anche solo superficialmente, “dettagli” non sono) fondamentali: nei prossimi giorni proverò a decifrarne alcuni, e mi si perdoni se altri in questo momento mi sfuggono.


(continua)
Resamo
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