Preghiamo per Caterina Socci - Gli aggiornamenti su "antoniosocci.com"
Caterina canta "Voi Ch'amate Lo Criatore"

giovedì, 16 aprile 2009, ore 09:24
Quando ho scritto il post precedente, e ho inserito la diretta dalla Grotta di Lourdes, non ricordavo che pochi giorni dopo sarebbe stata la festa di Santa Bernadette. E' una piacevole sorpresa.


Altra piacevole nota della giornata è il compleanno del Papa. Auguri Santità!


udi15aprile3
Che Santa Bernadette interceda e preghi per il Santo Padre e per tutti noi.
maturin
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categoria : santi, il papa, lourdes

martedì, 14 aprile 2009, ore 13:39

lourdesA fondo pagina le immagini in diretta dalla Grotta di Massabielle, a Lourdes. Si può restare ore a guardare. Ed eccolo l'esercito del Dio degli eserciti: un flusso inarrestabile. L'ho constatato di persona l'estate scorsa. I malati... e i sani, i poveri... e i ricchi, uomini e donne di ogni razza e colore, di ogni ceto sociale, grassi e magri, belli e brutti.

Forse una sola cosa in comune: l'essere mendicanti. Bisognosi di Misericordia, d'amore, di perdono.

Nella colonna di sinistra anche i link al sito ufficiale di Lourdes e alla pagina di Lourdes TV.
Alle 15.30 il Rosario dalla Grotta. E la Messa ogni mattina. Da non perdere!

maturin
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categoria : maria, lourdes, ambricourt

lunedì, 09 febbraio 2009, ore 12:24
Dicono che l’agonia di Eluana durerà 15 giorni.

Mi è venuta in mente questa frase: “Volete avere la cortesia di venire qui per 15 giorni?”.

Alla quale è seguita questa: “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro”.

Queste frasi le ha pronunciate Nostra Signora di Lourdes a Bernadette Soubirous il 18 febbraio 1858.

Il 25 febbraio, Aquerò (“quella là” nelle parole della ragazzina che non aveva capito chi fosse quella strana signora) disse a Bernadette: “Andate a bere alla fonte e a lavarvi” e “andate a mangiare di quell’erba che è là”.

Tutto ciò ha qualcosa a che vedere con la vicenda di Eluana? Per il “mondo” probabilmente no; per noi cristiani, o almeno per me, moltissimo.

Allora “il mondo” rideva di Bernadette e la maltrattava, ritenendola una pazza.
Oggi quello stesso “mondo” disprezza la Chiesa cattolica e la vuol far tacere. Se la Chiesa non può parlare di vita e di morte, di cosa può parlare? Ingerenze vaticane, le chiamano. La Chiesa stia zitta, faccia silenzio! Ci dicono di fare silenzio salvo poi accusarci, mentendo, di aver taciuto su questo o su quest’altro.

Che “ognuno è padrone della propria vita” loro possono dirlo perché è espressione di democrazia. Che ogni vita è sacra e va difesa noi non possiamo dirlo perché altrimenti “imponiamo i nostri valori”.

E allora cosa ci resta da fare? Quello che abbiamo sempre fatto: pregare. Ed essere cristiani anche per loro.

“Aquerò mi disse di andare a baciare la terra in penitenza per i peccatori”.
“Ma lo sai che a fare cose del genere ti credono pazza?”.
“Per i peccatori…”.

lourdes

maturin
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categoria : maria, lourdes, osservazioni di uno qualunque

venerdì, 12 settembre 2008, ore 16:02
Siamo stati alla Grotta. Siamo entrati nella Grotta. Abbiamo toccato la pietra della Grotta. Abbiamo pregato davanti alla Grotta. Abbiamo partecipato alla Messa nella Grotta. Abbiamo passato ore alla Grotta.

"Dove andate?".
"Torniamo alla Grotta".
"E voi?".
"Beh, alla Grotta!".
"E lei Don L., dove va?".
"Non alla Grotta".
"????".
"No,  perché ogni volta che ci vado, Lei mi dice: ma come? Ancora qui? E non vai a salutare mio figlio? E non vai a riconciliarti con il Padre?".

A Lourdes non c'è solo la Grotta; è bene ricordarlo. Ad esempio c'è la cappella del Santissimo Sacramento, con l'adorazione permanente e c'è la cappella della riconciliazione per le confessioni, e c'è la monumentale Via Crucis e molto altro. E' importante non tralasciare questi elementi per dare al pellegrinaggio il giusto senso. Se non si capisce che il ruolo di Maria è portarci a Cristo, tutto si riduce ad un consolante ma sterile devozionismo.

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maturin
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categoria : lourdes

giovedì, 11 settembre 2008, ore 11:54

Anche per stasera è finita. La grande, straordinaria processione aux flambeaux anche oggi ha onorato la richiesta della Vergine: “Si venga qui in processione” aveva detto l’Immacolata a Bernadetta. E allora ecco migliaia di persone, migliaia di fiaccole alzate verso il cielo, migliaia di “Ave Maria” che riempiono i cuori e i pensieri. Un fiume di fede si snoda sull’esplanade ed è così ogni giorno; un mare di speranza e un oceano di carità; ed è così ogni giorno…


1088Ma come ogni giorno arriva la fine. E allora si deve tornare sulla Terra e stare attenti a non perdersi e a non farsi schiacciare dalla calca. E bisogna fare attenzione a non ostacolare il passaggio di coloro che qui hanno ogni diritto: i malati. Prima passano loro. Loro e i loro lettini; loro e le loro carrozzine; anzi, loro, le loro carrozze e i loro cavalieri: gli hospitaliers, le persone che si prendono cura di ogni necessità dei malati e che, incredibilmente, almeno per la mentalità corrente, sono tutti giovani e giovanissimi, ragazzi e ragazze che spingono, tirano, sudano e faticano, tutto il giorno, tutti i giorni.


Ora siamo fermi perché passano loro. Devono accompagnare i loro Signori agli alloggi per la notte. Un hospitalier, giovanissimo, si ferma davanti a me. Il malato di cui egli si prende cura è evidentemente affetto da una qualche forma di demenza e ogni tanto da uno strattone a qualcuno, fa una specie di muggito e poi sorride soddisfatto… Niente di che, ma passare tutto il giorno così non deve essere facile, per cui il ragazzo dopo averlo richiamato all’ordine, gentilmente ma con fermezza, tira un gran respiro e sbuffa… E’ stanco. Forse pensa che sta perdendo il suo tempo. Forse pensa che non ne valga la pena. Forse è come tutti noi, ogni giorno a faticare, a lavorare, a stancarci per poi trovarci la sera a dire: “E ora?”.


Tutti noi, come Pietro: “Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo pescato nulla”.


La fila riparte. Prima che sia troppo tardi lo richiamo con una pacca sulle spalle; lui si volta ed io che non so bene cosa dire e cosa fare, faccio una cosa in fondo stupida, da film: alzo il pollice e annuisco; una cosa scema, “all’americana” ma che in realtà vuol dire: “Coraggio! Lo so che è dura, ma quella che fai è una cosa grande, enorme, gigantesca. E la fai anche per me e per quelli come me che a vedere quello che fate voi ragazzi, si sentono piccoli piccoli…”.
Lui capisce ed il suo viso, prima accigliato e stanco, si apre in uno splendido sorriso.
Merci!” mi dice, mentre si allontana.
Pas de quoi, mon ami. Pas de quoi…”.

maturin
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mercoledì, 10 settembre 2008, ore 09:23

“Com’è l’albergo?”, “…uhm…così così”, “...e cosa mangiate?”, “lasciamo perdere…”; “Beh, l’importante è che siate sotto il cielo di Maria”. È solo una delle tante conversazioni telefoniche che abbiamo scambiato con i familiari a casa. Essa tuttavia racchiude il senso autentico di questo viaggio. Quello di Lourdes è proprio il cielo di Maria e tutto ciò che accade sotto di esso porta il segno inconfondibile della Grazia.

Diciamolo subito però: Lourdes è difficilmente descrivibile; bisogna venire qui per tentare di capire; capire cosa significhi sperimentare direttamente il silenzioso fragore della Grazia e la verità della Comunione dei Santi. Non ci sono più differenze davanti alla Grotta, ognuno è quello che è e come tale si presenta alla Madonna, con le proprie croci ed i propri affanni, affinché Ella interceda presso Gesù. Questo è Lourdes. Il trovarsi come bambini davanti alla Madre, davanti a Lei come mendicanti della Grazia. A Lourdes non ci si vergogna di piangere, di sgranare quei Rosari che, nella vita di tutti i giorni, teniamo nascosti nelle tasche; a Lourdes ci si inginocchia per terra e nessuno se ne stupisce, ci si fa lavare nelle piscine come bambini; a Lourdes anche gli uomini, quelli che normalmente rimangono fuori dalle chiese ad aspettare le mogli “bigotte”, pregano, cantano e alzano le fiaccole verso il cielo. A Lourdes ci sono i malati, molti malati, ma sorridono e sono imprevedibilmente, incomprensibilmente felici. Il motivo è uno solo: a Lourdes i malati sono amati di più e, a ben vedere, è l’unica cosa che chiedono. E non è quello che desideriamo tutti, l’essere amati un po’ di più? Sarà perché siamo nati per l’amore infinito di Dio e l’amore imperfetto degli uomini non ci soddisfa? “Colui che ama fa tutto senza fatica” diceva Bernadette e quanto è grande invece la nostra fatica!

Certo, a Lourdes c’è molta speculazione commerciale, ma la paccottiglia rimane fuori dal Santuario e poi, diciamocela tutta, abbiamo bisogno anche di quella, perché tanta è la nostra sofferenza, fisica e morale, che ogni segno mariano o divino, fosse anche una brutta statuina in gesso, ci aiuta ad avvicinarci al Mistero.

Eccoci alla Grotta. Con un groppo alla gola. Trattenendo il respiro. E anche se ci si trova con centinaia di persone, è come essere soli, come Bernadette quel giorno del 1858. Soli e poveri e bisognosi. Ma di cosa? Cosa chiedere, come pregare? Basta voltare lo sguardo e la tragica realtà della malattia riduce le nostre ansie quotidiane al livello di capricci infantili. Eppure ci sentiamo tutti sofferenti. E allora chiediamo tutto: la salute, il lavoro, la famiglia, la serenità; tutto. Chiediamo tutto, con la semplicità dei bambini, con la fiducia dei figli, con le nostre miserie e le nostre mancanze, con parole confuse, maldestre, talvolta sbagliate, mettiamo tutto nelle mani di Maria, affinché interceda per noi presso Dio. E tocchiamo le pareti della Grotta con le lacrime che scorrono sul nostro viso così come scorre l’acqua dalla sorgente miracolosa e ti accorgi che tutto “scorre” per amore: il nostro che ci fa piangere e quello di Dio che ci vuole “guarire”. Ma per guarirci, il Signore vuole la nostra collaborazione: come Gesù mandava i malati a lavarsi nelle piscine di Gerusalemme, così anche la Madonna desidera che noi beviamo e ci laviamo con l’acqua della “Sua” sorgente .

Siamo stati ubbidienti. Abbiamo bevuto. Ci siamo lavati. Abbiamo pregato. Abbiamo acceso candele per tutti. E quelle candele, prolungamento delle nostre preghiere, sono ancora là, e ancora illuminano il cielo di Lourdes e riscaldano il cuore di Maria; laggiù, a Massabielle, laggiù… davanti alla Grotta...

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maturin
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martedì, 09 settembre 2008, ore 10:27

Moltitudini. Popoli interi. Processioni interminabili di uomini e donne, giovani, anziani, bambini; e malati. Una moltitudine di malati. I Principi, i Signori di questo luogo. Dove loro passano, tutti si fermano, come quando passano i Re.

È questa l’impressione: moltitudini bibliche. Ora ho capito cosa significhi la frase: “il Signore degli eserciti”. Eccolo, l’esercito di Dio: i generali: vescovi e sacerdoti; la Cavalleria: i santi, i martiri e i testimoni; la fanteria:  i malati, i sofferenti e i pellegrini.

In questo luogo, ogni giorno si combatte “la buona battaglia”; le armi sono i Rosari e le Messe, le fiaccole e le lacrime. Ogni giorno la stessa moltitudine, uguale ma diversa, ogni giorno proporzioni bibliche, ogni giorno eventi straordinari nella loro ordinarietà e ordinari nella loro straordinarietà. E nel mondo non se parla, o meglio non se ne parla come si dovrebbe: ci parlano di politica, di economia, di sport e di cronaca, ci dicono cosa pensare, cosa dire, come vivere, ma di quello che accade qui ogni giorno non si parla. Tutto è circoscritto a questo luogo; tutto si svolge in un silenzioso clamore, tutto è racchiuso in poche semplici parole: “Je Vous Salue Marie…”.


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Per quei pochi che non avessero ancora capito di quale luogo stia parlando, questa sera alle 23.30 su canale 5 verrà svelato l'arcano...

maturin
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