Preghiamo per Caterina Socci - Gli aggiornamenti su "antoniosocci.com"
Caterina canta "Voi Ch'amate Lo Criatore"

giovedì, 07 agosto 2008, ore 13:45
PaoloVI«C'è un grande turbamento in questo momento nel mondo della Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: "Quando il Figlio dell'Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?". Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo. Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».
(Papa Paolo VI a Jean Guitton - 8 settembre del 1977)
maturin
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categoria : il papa, jean guitton

lunedì, 13 novembre 2006, ore 15:09
Uno dei nomi più conosciuti, almeno per coloro che si dilettano con saggi di cristologia e di esegesi biblica, è sicuramente quello di Jean Guitton. Accademico di Francia, filosofo, romanziere, umanista e anche pittore, fu amico personale di Giovanni XXIII e Paolo VI. La mia pessima abitudine di saltare da un libro all’altro mi ha portato ad un suo volume: “Il Cristo della mia vita” nel quale dialoga con un sacerdote, nonché insegnante di cristologia, sulla sua esperienza di cristiano e di filosofo cattolico. Un passo in particolare mi ha ricordato la mia situazione personale. Un'incertezza di fondo che tuttavia non è estranea al cristiano: è una domanda che tanti prima di me si sono fatti e che riguarda ciò che pensiamo Dio voglia da noi. Può, forse, essere sintetizzata nell’alternativa missionario o contemplativo, ma forse la risposta al quesito è quella che nei momenti migliori, quando il mondo tace fuori e dentro di noi, sentiamo nell’anima e che pare venire direttamente dal Signore: Qualunque cosa tu faccia, falla per amore verso di me e verso il tuo prossimo.
Verso i vent’anni, avevo due confessori: uno, il Padre Plazenet, molto pio, abitava in rue de Vaugirard; l’altro era il Padre Pouget, di cui ho scritto una biografia. Quando sono stato chiamato alle armi, provenendo dall’Ecole Normale, avrei dovuto fare un primo mese in caserma a Châlons. Prima di partire, nell’agosto del 1921, mi posi il problema: avrei dovuto inginocchiarmi ai piedi del letto per pregare nella camerata della caserma? Là mi sarei ritrovato con i miei compagni dell’Ecole Normale, tra cui un certo Maurain, deciso anticlericale, figlio del decano della Facoltà di Scienze. Padre Plazenet mi disse: “No, lei non è obbligato a dire le preghiere ai piedi del letto. Si farebbe solo prendere in giro dai compagni. Preghi sotto le coperte, con calma.”. Ero contento, ma volli sentire anche Padre Pouget che non abitava lontano. Mi rispose: “Non soltanto deve, ma è suo dovere basilare. Lei è cattolico, filosofo all’Ecole Normale: deve a assolutamente recitare le preghiere ai piedi del letto. I peccati che lei mi ha confessato sono mancanze da monaca in confronto a quello che lei commetterebbe non facendosi testimone di fronte agli altri”. Ecco cosa mi disse Padre Pouget. (…)
Quale fu la scelta di Guitton? Ma forse la domanda più giusta è: quale sarebbe stata la mia scelta?
Ecco cosa mi disse Padre Pouget. (…) Ne provai una grande tristezza. Arrivai alla caserma di Châlons come un condannato a morte. (…) Per quanto ho fatto a Châlons non ho alcun merito: l’ho fatto per obbedienza a Padre Pouget. Dicevo tra me: “Mi ha consigliato così, devo farlo”. Non accadde nulla. I miei compagni non dissero niente. Ma vent’anni dopo seppi che Maurain – vicino di branda a Châlons – era morto in montagna. Un giorno alla Sorbona capitai davanti allo “Studio del preside Maurain”, un grande scienziato, preside della Facoltà di Scienze, anticattolico. Bussai e mi presentai: “Signor preside, mi chiamo Jean Guitton, ero amico di suo figlio, vorrei porgerle le mie condoglianze”. Si fece ripetere il mio nome, poi volle presentarmi sua moglie, che mi chiese ancora: “Lei è Guitton?”. “Si, signora” risposi. “Lei allora è quello che diceva le preghiere ai piedi del letto in caserma! Un autentico credente”. Da quel momento ho capito che non è il caso di avere troppo rispetto dell’opinione pubblica.
La mia scelta… chissà…
maturin
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