Preghiamo per Caterina Socci - Gli aggiornamenti su "antoniosocci.com"
Caterina canta "Voi Ch'amate Lo Criatore"

venerdì, 14 settembre 2007, ore 13:49
"Lavora, fà piccole cose, aspettando, giorno dopo giorno. Applicati bene. Ricordati lo scolaro chino sulla pagina d'ortografia, e che tira fuori la lingua. Ecco come il buon Dio desidera vederci, quando ci abbandona alle nostre forze.

Le piccole cose non hanno l'aria di niente, ma danno la pace. Sono come i fiori dei campi. Li si crede senza profumo, e tutti insieme profumano l'aria".
maturin
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categoria : ambricourt, il curato di torcy

mercoledì, 14 febbraio 2007, ore 10:11
"Il mondo ora non ha più tempo di sperare né di amare né di sognare. Vuole solo godere. Solo i puri e i poveri sperano e amano per tutti noi. La tradizione della speranza e dell’amore è nelle mani dei poveri e dei santi come il segreto del merletto che le macchine non riusciranno mai a imitare è nelle mani delle vecchie operaie di Bruges".
maturin
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venerdì, 26 gennaio 2007, ore 11:31
"…e credi pure che neanche un tipo in gamba come San Paolo si faceva illusioni (…) si diceva soltanto che il cristianesimo aveva sguinzagliato nel mondo una verità che niente avrebbe più fermato perché si trovava già nel profondo delle coscienze, una verità in cui l’uomo si era subito riconosciuto: Dio ha salvato ognuno di noi, e ognuno di noi vale il sangue di Dio. Puoi esprimerlo come ti pare, anche in linguaggio razionalista – il più stupido di tutti. Dovrai accostare parole che esplodono al minimo contatto. La società futura potrà sempre tentare di sedersi sopra! Le metteranno a fuoco le chiappe, nient’altro!".
maturin
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mercoledì, 10 gennaio 2007, ore 11:59

“Tu odi i mediocri” gli dicevo. Lui non negava, era un uomo giusto, lo ripeto. Vedi, ci vorrebbe molta cautela. Il mediocre è un tranello del demonio. È troppo complicata per noi la mediocrità, è affare di Dio. Ma nel frattempo il mediocre dovrebbe trovare rifugio nella nostra ombra, sotto le nostre ali. Un rifugio, al caldo – hanno bisogno di calore, poveri diavoli! “Se tu cercassi davvero Nostro signore lo troveresti” gli dicevo ancora. Mi rispondeva: “Cerco il buon Dio dove ho più probabilità di trovarlo, fra i suoi poveri”. E già, però i poveri che si sceglieva erano tutti della sua pasta, in definitiva: ribelli, signori. Un giorno gli ho domandato: “E se Gesù Cristo ti aspettasse proprio sotto le apparenze di uno di quei tipi che disprezzi? Eccetto il peccato Egli prende su di sé e santifica tutte le nostre miserie.

 
"Lo cerchi fra questa gente il Signore?” gli chiedevo “e se non lo cerchi lì di che cosa ti lamenti? Sei tu a lasciartelo sfuggire…”. E forse gli è davvero sfuggito.

maturin
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martedì, 12 dicembre 2006, ore 12:08

"Quando incontri sulla tua strada una verità, guardala bene in modo da poterla riconoscere, ma non aspettarti che ti faccia l’occhiolino. Le verità del Vangelo non lo fanno mai".

maturin
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martedì, 07 novembre 2006, ore 15:07
Diario di un parroco di campagna di George Bernanos. La fede, l’umiltà, la grazia ma anche il peccato; la struggente, delicata, timida, silenziosa malinconia del curato d’Ambricourt: quella malinconia che tanto mi ricorda quella che prende me nei momenti di solitudine. La sua solitudine che a volte neanche la preghiera (neanche Dio), riesce ad allontanare. La fermezza e la pragmaticità del curato di Torcy, uomo spiccio che alla contemplazione dei monaci preferisce, per il suo Gesù Bambino “portare paglia fresca al suo bue o strigliare l’asino”.
Spero di non annoiarvi riportando qui parte di un discorso del curato di Torcy che mi ha molto colpito per la sua schiettezza ma anche per le verità che in esso ho trovato. Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma l’unica che mi viene in mente è di consigliare la lettura di questo romanzo a tutti coloro che leggeranno le mie povere parole senza pretese.

Un popolo di cristiani non è un popolo di colli torti. La Chiesa ha i nervi solidi, il peccato non le fa paura, al contrario. Lo guarda in faccia tranquillamente, e persino, secondo l’esempio di Nostro Signore, lo prende a proprio carico, se lo assume. (…) Guarda, voglio definirti un popolo cristiano, definendo il suo opposto. Il contrario d’un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi. Mi dirai che la definizione non è troppo teologica. D’accordo. Ma ha di che far riflettere le persone che sbadigliano alla Messa della domenica. Certo che sbadigliano! Non vorrai che in una misera mezz’ora per settimana la Chiesa possa insegnar loro la gioia! E anche se conoscessero a memoria il catechismo del Concilio di Trento, probabilmente non sarebbero più allegri. Da che proviene che il tempo della nostra prima infanzia ci appaia così dolce e radioso? Un marmocchio ha le sue pene come tutti; è, nel complesso, così disarmato contro il dolore, la malattia! L’infanzia e l’estrema vecchiaia dovrebbero essere le due grandi prove dell’uomo. Ma è dal sentimento della propria impotenza che il fanciullo trae umilmente il principio della sua stessa gioia. Si rifugia in sua madre, capisci? Presente, passato, avvenire, tutta la sua vita, la vita intiera, è compresa in uno sguardo; e questo sguardo è un sorriso.
Ebbene, ragazzo mio, se avessero lasciato fare a noialtri, la Chiesa avrebbe dato agli uomini questa specie di suprema sicurezza. Rifletti che ognuno avrebbe avuto ugualmente la propria dose di seccature: la fame, la sete, la povertà, la gelosia… Non saremo mai abbastanza forti da metterci il diavolo in tasca, puoi pensarlo! Ma l’uomo avrebbe saputo che è figlio di Dio, ecco il miracolo! (…)
Evidentemente, resta ancora la speranza di farsi riconoscere da Satana. Illusi! Possono aspettarlo a lungo, il loro piccolo Natale nero! Possono metterle nel camino, le loro scarpe! Ecco che il diavolo già si stanca di deporvi mucchi di meccanismi giù di moda appena inventati: ormai non vi mette più che un minuscolo pacchetto di cocaina, d’eroina, di morfina, una qualunque sudiceria di polvere che non gli costa cara. Poveracci! Logoreranno persino il peccato. (…)
Vorrei aver qui uno quei dottoroni che m’accusano di oscurantismo; gli direi: non è colpa mia se porto un vestito da beccamorto. Dopo tutto, il Papa si veste ben di bianco, e i cardinali di rosso. Avrei diritto a passeggiar vestito come la Regina di Saba, perché io porto la gioia. Ve la darei per niente, se me la domandaste. La Chiesa dispone della gioia, di tutta la parte di gioia riservata a questo triste mondo. Quel che avete fatto contro di essa, l’avete fatto contro la gioia.
V’impedisco forse, io, di calcolare la processione degli equinozi o di disintegrare gli atomi? Ma a che cosa vi servirebbe fabbricare la vita stessa, se avete perduto il senso della vita? Non avreste più che da farvi saltare le cervella davanti alle vostre storte. Fabbricate vita finché volete! L’immagine che date della morte avvelena a poco a poco il pensiero dei miserabili; oscura, scolora lentamente le loro ultime gioie. La cosa andrà ancora bene finché la vostra industria e i vostri capitali vi permetteranno di fare del mondo una fiera, con meccanismi che girano a velocità vertiginose, nel fracasso dei bronzi e nell’esplosione dei fuochi d’artificio. Ma aspettate, aspettate il primo quarto d’ora di silenzio.
Allora, la sentiranno la parola: non quella che hanno rifiutato, che diceva tranquillamente “Io sono la Via, la Verità, la Vita”, ma quella che sale dall’abisso “Io sono la porta chiusa per sempre, la strada senza uscita, la menzogna e la perdizione”
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maturin
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