"...quando per caso il Signore mi cava fuori una parola che è utile alle anime, la capisco dal male che mi fa..."
lunedì, 02 novembre 2009 , ore 17:24
Mia moglie mi racconta che la nonna, poco prima di morire, si rivolse dolcemente e serenamente a lei e alle altre nipoti con queste parole: "E' ora di andare nel campetto...".
Proprio così disse. Il campetto. Come quello dove vanno a giocare i bambini.
Niente di triste. Niente di funebre...
Credo, anzi ne sono certo, che sarà proprio così...
maturin
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare
giovedì, 22 ottobre 2009 , ore 14:04
Come sempre accade la realtà è più complessa delle nostre fantasie, ma anche della nostra normale comprensione.
Racconto questa storiella familiare per rendere meglio l’idea.
Sabato pomeriggio mio figlio, il più grande, è andato a giocare a calcio. Io, che odio cordialmente (ma neanche tanto cordialmente) il calcio, sono rimasto a casa col più piccolo, ma mia moglie mi telefona prima della fine della partita preparandomi al peggio: la “nostra” squadra le ha prese 8 a 0.
E vabbè, io penso, sinceramente dispiaciuto. Qualche settimana fa abbiamo festeggiato con pasticcini il suo primo goal, stasera faremo finta di niente.
Quando rientrano, tuttavia, lo sento canticchiare sulle scale. “Ehi, com’è andata?” gli chiedo, un po’ stupito dalla sua allegria.
“Bene, papi: mi sono divertito un sacco.”
“Come, ma non avete mica perso?”
“Si, ma io mi sono divertito con i miei amici.”
Che dire, a questo punto.
Ad esempio che non m’importa un fico secco dell’8 a 0, l’importante è che il bambino sia felice. E che anche se l’allenatore e gli altri genitori saranno delusi dalla performance della squadra, l’importante è che i bambini si siano divertiti.
Tornando dunque alla “nostra” relatività, sulla carta apparirà soltanto un umiliante 8 a 0, ma nel cuore dei bambini resterà il ricordo di un pomeriggio divertente.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare
giovedì, 01 ottobre 2009 , ore 13:33
Qualche volta mi è capitato di raccogliere le confidenze di un caro amico, che soffre perché la vita è dura e le cose in famiglia non vanno bene come si sperava.
Io non ho grandi risposte, semmai una piccola speranza, ma quel che posso dire – quel che di fatto poi dico (e mi dico) – è che la vita, l’amore, non sono quello che credevamo all’inizio.
All’inizio ci insegnano che la vita è tutta rose e fiori e giochi e un pallone e desidéri che si avverano, bambole e corse in bicicletta. E le canzonette ci inculcano in testa che l’amore è stare insieme mano nella mano, fiori, strade assolate d’agosto e rane gracidanti e una spiaggia dove stare abbracciati davanti ad un tramonto. Fuori dalle canzonette non c’è altro insegnamento, sull’amore, a parte “3 metri sopra il cielo”, ma chissà perché alle canzonette ci credevo di più.
Oggi ho maturato qualche esperienza, qualche anno di matrimonio (sono 14, con oggi), qualche difficoltà sul lavoro, qualche guerra nucleare casalinga coi bambini.
La vita, l’amore, mi spiace, non è quel che credevamo all’inizio.
La casa, il letto da rifare ogni mattina, i piatti e l’immondizia e i rumori in strada e il lavoro sempre uguale e mai uguale e sempre incerto e i conti che non tornano i soldi che sono padroni della casa e delle mani e il mal di schiena e i giorni che scappano come granelli di sabbia tra le dita e la mamma all’ospedale e la fognatura che non funziona e le tasse e la scuola dei bambini che gli insegna parolacce e le elezioni e la televisione che non fa mai vedere un film decente e le ginocchia sbucciate e i capelli bianchi che sono sempre di più e i debiti e i capricci dei vecchi e dei bambini e la dieta e gli incidenti e la corriera e la pioggia e il tetto che gocciola e la scala nuova e gli affanni e le incomprensioni e l’influenza e il mal di pancia e la notte senza dormire in pizzo al letto che il bambino ci ha la tosse…
Ce n’è d’avanzo per due, tre vite. Dolore e speranza, amore e sofferenza.
Sembra facile dare consigli quando il dolore è degli altri, ma il guaio è che la vita non è facile, l’amore è duro, è pesante, è struggente.
Eppure noi continuiamo ad amare, con lo stesso amore, lo stesso cuore che accumula battiti e pulsazioni come un motore inestinguibile, come un assetato che attraversa il deserto e non riesce a staccarsi dalla sorgente di acqua fresca, quando l’ha trovata.
Perché anche se non è quel che credevamo all’inizio, l’amore è una forza impregnante, più forte della gravità, dell’elettromagnetismo, dell’iterazione nucleare, perché è amore, è vita, è speranza.
Non ho grandi risposte, dicevo, ma una piccola speranza, ed è che l’amore è tutto in tutti, ed è per sempre.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare
mercoledì, 09 settembre 2009 , ore 12:59
Siamo stati ad un battesimo, qualche giorno fa. Il papà è un mio vecchio amico, uno di quelli con cui abbiamo fatto tante volte a botte e tante volte abbiamo finito una bottiglia di vino assieme e abbiamo pure suonato insieme, viaggiato e cercato e sognato insieme.
La mamma è una ragazza giovane, che fu una delle bambine che cantavano sulle mie ginocchia alle feste dell’oratorio. Oggi è mamma, e la sua bambina dorme serena tra le sue braccia.
Fanno un rinfresco, nel cortile della loro bella casa, e i bambini corrono e si inseguono e capitombolano sul prato, nonostante i rimbrotti delle mamme (hai i pantaloni puliti!) e dei papà (bambini, fate i bravi…).
Siamo in tanti, a festeggiare per questa bella bambina che dorme. Vecchi amici con le nostre mogli e i figli, compagni di avventure che – parole di un papà – per vedersi devono aspettare occasioni come queste.
Ma è bello stare qui, coi miei fratelli, a chiacchierare sotto il sole morente di fine estate. E mi ricordo di quell’altra volta, che faceva freddo e pioveva, eppure…
Eppure.
Tu vai a suonare a un battesimo, saluti tutti, vai ad un rinfresco con la famiglia (un rinfresco coi fiocchi, aggiungo io), fai le coccole alla piccola festeggiata, e poi ti siedi a un tavolino, con gli amici. E improvvisi esplodono i ricordi, ricordi che non hai nemmeno più bisogno di raccontare, tanto sono intrisi nella pelle, negli occhi di tutti. Ricordi che si trasfigurano nei giorni trascorsi lontani gli uni dagli altri, eppure sempre uniti da un telefono, da un’email, da un filo invisibile che ti fa riconoscere l’amico su quella macchina che sfreccia in direzione opposta alla tua.
E, come se ci fosse un’esplosione d’amore, tardiamo a rincasare, e ci vien quasi da dire, sulle orme di Pietro, “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare, cose che mi piacciono
mercoledì, 12 agosto 2009 , ore 10:53
Con oggi cala il sipario per Resamo, ovvero mi prendo qualche giorno di vacanza. Una volta un caro amico mi disse che “è più faticoso divertirsi che lavorare”, e io non posso dargli torto.
Rincorrere bambini, inseguire concerti, salire montagne e inventare nuovi giochi e nuove canzoni sono alcuni dei miei divertimenti, ma anche la mia fatica somma.
Al lavoro, detto per inciso, mi stanco assai di meno.
Per chi passasse questa sera sui monti della Valsesia, faccia un salto a Cervarolo se vuol sentire il nostro grande concerto di fine stagione (cioè, non lo so se è per la fine stagione, però mi piaceva il titolo) e bere un bicchiere di vino in compagnia.
Lascio il blog per questi giorni nelle mani e alle cure del mio amico Maturin, so che sarà il migliore dei padroni di casa, così come lo è anche quando io non sono in vacanza.
Anche se di molti di voi non ho mai visto nemmeno il viso in fotografia e non conosco il nome, cercherò di ricordarmi di ognuno nelle mie povere preghiere.
Ci “vediamo” a settembre.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : viaggi, cronachetta familiare, cose che mi piacciono
lunedì, 27 luglio 2009 , ore 16:01
Mi piace pensare alla mia casa come ad una libreria in mezzo a piatti e lavandini, mi piace stare in mezzo ai libri, anche quelli vecchi e polverosi, anche quelli tecnici, anche quelli che non ho mai letto e che magari non leggerò mai, ma soprattutto mi piace stare in mezzo ai miei amati libri, quelli che ho letto e che mi hanno strappato un sorriso, un pianto, un ricordo, la voglia di raccontare.
E così, eccomi qui, in questi giorni di solitudine. Mia moglie è al mare coi bambini, io sto a casa perché così tiro la cinghia. E sto in mezzo ai miei libri, e con lo sguardo carezzo la costa azzurra di Hyperion, quella marrone de Il signore degli anelli, quella grigia di Foundation, quella colorata dei Belgariad, quella dorata di Dune, quella rossa di Cent’anni di solitudine, quella nera di Il popolo dell’autunno, quella argentata di Un uomo, quella dorata de I figli di Matusalemme, e indugio a guardarli e ricordare, come se le avventure, le passioni, le crisi, le paure e i dilemmi raccontati in quelle migliaia di pagine fossero avvenure occorse a me, fossero ormai scritte dentro i miei ricordi, come se li avessi vissuti io personalmente.
Il mio primo libro, L’enigma del basilisco, che lessi in biblioteca da bambino senza capirci nulla e che oggi ho in edizione Urania. E poi tanti altri, Il gabbiano Jonathan Livingstone, le raccolte di racconti, Elric di Melnibouné, La regina dei Fani, Medicus, La prosivendola, Immortale odium, I tre moschettieri, La scomparsa dell’Erebus, La regina Margot, La marcia di Radetsky, Quo vadis…
Sto qui in silenzio, e non mi sembra vero.
Oh, lo so, lo so bene che ben presto il silenzio si rivolterà contro di me, anzi, in verità già adesso i miei bambini mi mancano da morire, e la mia sposa, e tutte le tribolazioni. So bene che la teoria dei giorni liberi è sballata, e che quello che da senso alla vita non sono i momenti di vuoto ma i momenti di pieno.
Ma adesso ho questo piccolo spazio, questo silenzio, questa biblioteca che è fusa con la mia casa, e questi ricordi, tutti questi ricordi, che forse non sono miei, ma se lascio andare la fantasia, se chiudo gli occhi, se resto in silenzio, ecco, quei ricordi diventano anche miei.
Buona giornata a tutti.* il titolo è tratto da una splendida puntata della 4^ stagione (inedita in Italia) di Doctor Who. Magari un giorno ne riparliamo.
Resamo
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categoria : storie, cronachetta familiare, cose che mi piacciono
mercoledì, 15 luglio 2009 , ore 15:28
Mentre aspetto guardo fuori, la strada, la gente, e penso che per qualche straordinario fenomeno che non mi è dato di capire, tutto sembra tornare, come un circolo chiuso.
Mi spiego meglio.
Da bambino odiavo i ghiaccioli alla menta. Oggi al supermercato (vado io a fare la spesa) compro per la famiglia ogni settimana una scatola di ghiaccioli, e siccome ai miei bambini non piace la menta indovinate alla fine chi se li deve mangiare.
Bè, tutto qui? Si dirà. Si. Cioè, no, questo è solo l’inizio.
D’estate andiamo al mare, da almeno dieci anni alla stessa spiaggia (anche se si parla sempre di cambiare), stesso albergo, quasi stessa stanza. Da alcuni anni non vedevo una mia cara cugina, con la quale giocavo da bambino e che poi, per le circostanze della vita, è andata a vivere con la famiglia dall’altra parte dell’Italia e quindi non ci siamo più visti per decine di anni, fino a giovedì scorso. Ebbene, apprendo che anche lei andava al mare praticamente nello stesso posto, stessa-spiaggia-stesso-mare, con mamma e papà, e che ci andò per anni e anni. Quando si dice che il mondo è piccolo…
Un altro esempio. Mentre cerco vecchi amici su facebook incappo per caso sul nome di un vecchio conoscente e ci scrivo un post. Senza sapere che anche lui mi sta cercando per altre vie e che poi – all’oscuro della mia curiosità – a sua volta mi contatta al telefono.
E ancora.
Parlo di musica con il dentista, dopo che lui mi ha sentito cantare l’altro giorno con il mio gruppo durante la festa del vino. Mi racconta che la signora Xxyyzz, che insegna canto da una vita, gli abbia sempre detto che tutti possono imparare a cantare, ma che poi cantar bene è un’altra cosa. Ebbene, la signora Xxyyzz fu la mia insegnante di canto, quando stavo in un coro ormai sciolto anni e anni fa.
Tutto torna, tutto ha un senso, un disegno, come un ricamo su una tovaglia, come un ghirigoro, un arabesco, un bretzel, un cristallo di neve.
E il caso, bè, tutti gli indizi mi portano a credere che il caso non esiste.
E l’imperatore alla menta? Bè, quello sarebbe il tizio che, se viene a trovarmi, si vince 10 ghiaccioli alla menta, sperando che gli piaccia.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie vere, briciole, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare, cose che mi piacciono
giovedì, 07 maggio 2009 , ore 10:40
È per un puro caso che l’altro giorno ho aperto il cassetto delle fotografie. Va detto che come tutti i genitori ho messo uno screensaver dove le foto di famiglia si susseguono, ma le vecchie foto stampate, cartoline di un tempo che fu, esercitano sempre un fascino misterioso e decisamente superiore. Altri colori, altro calore, una vita ancora “viva” sulla carta lucida.
E allora non resisto alla tentazione, e le sfoglio.
Mia moglie che sorride, era più giovane, coi capelli lunghi. Un’altra montatura degli occhiali, una maglia che oggi non indossa più.
Io con i capelli, un po’ più magro (si vede che non eravamo sposati!).
Mio figlio nella vaschetta da bagno, che ride e schizza acqua dappertutto.
Io con il piccolo addormentato che mi appoggia la guancia sulla spalla.
I bambini che si fanno una casetta sotto un calcio-balilla.
Un uovo di pasqua grande come il mio bambino, che lo misura al garrese.
Una festa di bambini che fanno un chiasso da istupidire un santo.
Una vacanza in montagna, e quel frugoletto su una slitta trascinata dal papà. Mi ricordo che poi il piccolo, quando aveva freddo, mi chiedeva di prenderlo in braccio e metteva la sua guancia contro la mia.
Sfogliare quelle vecchie foto accende un fiume di ricordi, di emozioni che non erano dimenticate ma accantonate per colpa della frenesia della vita, dei problemi urbani e prosaici della vita quotidiana. Ne guardo ancora qualcuna, ormai incantato.
Il battesimo del fratellino più piccolo e la casetta nuova.
Gli amici del complesso, quando avevo ancora i capelli lunghi.
Una tavolata in birreria, con le ragazze che alzano una gamba come le Kessler.
Quella volta che ho allattato mio figlio ascoltando Pride degli U2.
Nel frattempo in casa succede quel che succede, e inevitabilmente la bolla di ricordi si rompe quando la famiglia, in particolare i bambini, reclamano la mia attenzione. Sono splendidi, vivi, meravigliosamente massacranti.
Eppure, per quanto io li abbia amati e vissuti giorno per giorno, imprimendo nella mia memoria e nelle cellule della vita ogni istante, mi accorgo che la vita non è abbastanza, i ricordi non sono abbastanza. E mi struggo nel pensare che, per quanto abbiamo amato, non è mai abbastanza, e vorrei aggiungere qualcosa qui, qualcosa là, e quella volta non ho detto a mia moglie… e quella volta mentre abbracciavo il mio bambino avevo delle preoccupazioni che non mi hanno lasciato libero di amarlo…
È proprio vero che le immagini catturano il tempo che è passato, ma noi siamo nel presente, nel reale, nella vita pesante, quella che richiede fatica, impegno, coraggio, e tanto, tanto, tanto amore.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare, cose che mi piacciono
lunedì, 20 aprile 2009 , ore 11:56
A mio figlio, il più grande, non piace cantare. Cioè, si, gli piace, ma non gli va che qualcuno gli faccia ripetere e poi gli dica cosa fare e che lo guardi come muove la bocca… insomma, a mio figlio non piace la disciplina.
Infatti a casa nostra regnano il caos e il disordine più sregolati.E allora lui cerca sotterfugi per non andare alle prove del coro dei bambini che fanno la prima comunione (quest’anno gli tocca), anche se poi ci va perché lo spedisco io.
E non gli piace, e si lamenta e minaccia di stare tutto il tempo con la bocca chiusa.
Ma poi, quando torna a casa, nulla di tutto questo traspare.
Anzi, dopo cena mi sorprende con la chitarra, sto provando un canto nuovo che dovrò insegnare al coro parrocchiale, “Dall’aurora al tramonto”.
“Papi, questo è quello che stiamo imparando anche noi” dice, e mi si siede accanto, a cantarlo con me.
Buona giornata a tutti.Resamo
Resamo
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categoria : bambini, storie vere, cronachetta familiare, cose che mi piacciono
giovedì, 29 gennaio 2009 , ore 10:30
Tempo fa mi sono travestito da giardiniere e con piglio deciso ho messo mano alla zappetta e ho piazzato dei bulbi di narciso selvatico in giardino. Ero un po' in ritardo sui tempi, perciò i fiori non sono arrivati...
Solo uno, tra tanti, è sbocciato. Quello più vicino ad una piccola statuina in gesso della Madonna.
Niente di miracoloso. Niente di strano; è che mi faceva piacere raccontarlo...
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maturin
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categoria : maria, briciole, cronachetta familiare
venerdì, 23 gennaio 2009 , ore 09:05
Una cosa è certa; la famiglia Maturin è sempre sulla notizia:
(Voce del giornalista dalla TV): ...ed ora la vicenda Santoro-Annunziata...
(Voce della signora Maturin dalla stanza a fianco): ...Cos'è che è successo a Torre Annunziata?
maturin
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categoria : ridere e sorridere, cronachetta familiare
mercoledì, 14 gennaio 2009 , ore 09:43
Non so se dalle vostre parti ha nevicato. Qui, qualche giorno fa, ha lasciato giù una bella coperta bianca che sembrava di vivere su un altro pianeta. Erano decenni che non vedevo nevicare così davanti a casa.
E così, appena la mamma ci ha lasciati soli, io e i miei due piccoli complici siamo scesi in cortile e abbiamo fatto una piccola battaglia di palle di neve. Poi la solita lite tra i due fratelli. Infine, il pupazzo di neve.
Siccome stavolta avevamo tempo e materiale per farlo un po’ più grosso del pupazzo dell’anno scorso, ci abbiamo dato dentro fino a farlo alto più dei due brighella che mi “aiutavano”, dove per aiuto si intende che ognuno si faceva i fatti propri.
E adesso eccoci qui.
Col passare dei giorni la neve si è congelata, poi con la pioggia un po’ si è sciolta, ma lui no, il pupazzo rimane lì, indefesso, inestinguibile, inossidabile.
L’unica disgrazia occorsagli è che, con la pioggia di qualche giorno fa, il suo testone si è inclinato in avanti, come se si fosse chinato per dormire. Allora gli abbiamo cambiato il cappello con una cuffia da notte e gli abbiamo aggiunto un po’ di bottoni (quelli del pigiama sono più numerosi, secondo i bambini).
Chi volesse vederlo fa ancora in tempo, credo che non si scioglierà prima della primavera.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, cronachetta familiare
mercoledì, 26 novembre 2008 , ore 17:26
Per una serie di circostanze con le quali non intendo tediare i miei tre lettori, mio figlio – il più grande – da domani cambierà scuola.
La scuola di oggi, per qualche motivo, gli andava stretta, lo frenava, gli strizzava l’entusiasmo. Alla fine non ce l’ha fatta più, non ce la siamo più sentita. Quello che lasciamo è una scuola “libera”, una scuola “aperta”, una scuola dove non si fanno più presepi, dove non si fa più la recita di Natale, dove si insegna prima Halloween e poi – ma sottovoce – la festa dei Santi. E si potrebbe proseguire, anche se non lo faccio. Ma non è nemmeno per questo, che lo portiamo via. Noi Cattolici, in fin dei conti, siamo ben abituati a questo genere di “tolleranza”. Ce l’aveva detto, ci aveva avvisati.
La scuola di domattina, la scuola di domani, avrà altri insegnanti e altri bambini, stanze nuove e programmi (dicono) più esigenti.
E un crocifisso in ogni aula, e una recita di Natale, e rispetto per quello in cui anche noi crediamo.
La nuova mole di lavoro non sembra spaventare il piccolo. Anzi.
Arrivo a casa, ieri l’altro, e lo sorprendo chino su un quaderno a disegnare e scrivere. “Mi sto preparando per la scuola nuova.” dice, e intuisco che qualcosa dei nostri discorsi dev’esser trapelato fino a lui, che così mi dimostra di volersi impegnare nella prossima grande avventura.
Guardo il frutto del suo lavoro, una quarantina di pagine con tutti i nomi di animali che conosce e, di fianco, il loro disegno. Poi la sezione botanica. Poi la sezione geografica. La sezione storica, quella musicale e, infine, la sezione religiosa.
Un po’ la summa della sua piccola conoscenza. Lo guardo e lo carezzo piano. Verrà il giorno, penso, che la tua fantasia esploderà come una foresta e brucerà stelle e pianeti, e non basteranno mille e mille libri per contenere la tua conoscenza, figlio mio.
E me lo ricordo, a due anniemmezzo, alla recita di Natale dell’Asilo, col suo vestitino da pecorella.
Vi scongiuro, figli e fratelli, di non dimenticare mai che i bambini hanno un cuore, e sentimenti e desideri forti come querce, e soprattutto amano costruire e veder sorridere e dare mostra delle loro conquiste, delle loro fatiche.
Forse le sue maestre si interrogheranno sul perché di questo abbandono, o forse no. ma lui, piccolo e ostinato, ha già sfidato il sistema, si è già fatto crocifiggere e poi, senza arretrare di un passo, ha smosso presidi e insegnanti e scuole intere.
Lo guardo ancora, e penso che ho solo da imparare.
Buona serata a tutti.
Resamo
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lunedì, 10 novembre 2008 , ore 10:45
Chi ha figli vivaci mi capisce: andare a messa con tutta la famiglia può essere un disagio. Specialmente se uno dei due genitori, come chi scrive, è relegato al suo ruolo di direttore del coro, e quindi non può aiutare la moglie a tenere a bada la prole.
Specialmente se le amiche della sposa hanno figli e figlie perfettissimi che non si muovono di un millimetro dai loro passeggini, e loro ti guardano compatendoti. “Poverina,” sembrano dire sorridendo quasi malignamente “ma non è colpa sua, è solo incapace di educare i suoi figli.”
Poi gli anni passano, i tuoi figli restano sempre un po’ vivaci, i figli degli altri restano sempre perfettissimi e tutto sembra finire lì.
Ebbene, Dante aveva descritto bene la pena del contrapasso, secondo la quale purgavi le colpe con una pena contraria o amplificata delle stesse.
Anche le amiche di mia moglie, portando il secondo figlio a messa, hanno provato qualcosa di simile, ma con una punta di umorismo dell’Altissimo: non trattasi in effetti di “pena” (un figlio vivace non è un disonore ma una gioia, per come la vedo io), ma di “contrabbasso”, nella piena accezione sonora del termine.
Laddove le madri “modello” erano state educate dai loro primogeniti a guardarsi intorno stupite dei rumori dei figli d’altri, oggi si ritrovano con dei secondogeniti strepitanti, rumorosi, determinati ad ottenere l’attenzione di tutta l’assemblea, con grave imbarazzo delle madri stesse.
Sarà una soddisfazione un po’ meschina, ma per chi ha visto la propria sposa umiliarsi nel cercare in tutti i modi di far stare bravi i pargoli sotto gli occhi tronfi delle “amiche”, bè, vedere le amiche nella stessa barca non può certo dare dispiacere.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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mercoledì, 29 ottobre 2008 , ore 15:30
E così da qualche tempo ho cominciato ad interferire con gli affari di cucina. Io che con i tegami non ci ho mai dialogato molto. Io che non ho mai fatto la pace coi fornelli. Io che con la cucina in genere me la dico meno che col calcio.
Fino a poco tempo fa il mio rapporto con la cucina era platonico. Dalla cucina usciva il cibo, e io me lo mangiavo. Oggi invece…
Ma non è colpa mia, la colpa va ascritta tutta ad una mia collega. È lei che mi ha convinto a comperare la macchina del pane. E da lì a fare esperimenti con farina e ingredienti vari il passo è stato breve.
Brevissimo.
È sempre lei che mi ha dato un po’ di lievito madre. “Puoi farci una pizza squisita.” Mi ha spiegato. Aveva ragione, ma non è questo il punto.
Sempre lei mi ha insegnato a fare il “pane senza impasto”, di cui avevo parlato qui.
Di nuovo lei mi ha coinvolto in una straordinaria avventura, quella della “treccia” alla nutella. Quest’ultima avventura mi è costata qualche centimetro di giro-vita, qualora qualcuno (ah ah ah) ancora pensasse a me come ad un uomo longilineo e dedito al digiuno indifferenziato.
Non bastasse, qualche mese fa, causa una certa assenza di mia moglie per lavoro, rimasi a casa solo soletto coi bambini. E fu così che, per cena, non sapendo cosa spadellare, mi inventai “Il gran galà dei piccoli mostri”, con piatti a base di uova, wurstel, pasta pasticciata, fagioli in scatola e qualsiasi piatto mi venisse male, ma presentato come fosse una delizia mostruosa. Inutile dire che il galà fu un successo e ad oggi la “mia” cucina è quella preferita dai “piccoli mostri”, con buona pace delle capacità culinarie superiori in dote alla mia sposa.
Ieri sera mia moglie aveva una riunione d’istituto, così io ho organizzato di cenare da mia mamma coi pargoli. All’ora stabilita scendiamo, mia mamma ci ha fatto un minestrone (piatto che adoro), due bistecche e dei bastoncini di pesce. I piccoli mostri sono scappati via, strillando che volevano “Il gran galà dei piccoli mostri.”
Mi sono stretto nelle spalle, ho preso carta e penna ed ho stilato in fretta e furia un menù per piccoli mostri. Tra le varie opzioni e delizie (uova di ragno, occhi di polipo, coda di lucertola), indovinate un po’. Ci ho infilato un “minestra di vampiro” (il minestrone di mamma), “fettina di drago” (le bistecchine) e “biscotti di kraken” (i bastoncini di pesce).
Un successone.
Buon pomeriggio a tutti.
Resamo
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