Preghiamo per Caterina Socci - Gli aggiornamenti su "antoniosocci.com"
Caterina canta "Voi Ch'amate Lo Criatore"

lunedì, 02 novembre 2009, ore 17:24
Mia moglie mi racconta che la nonna, poco prima di morire, si rivolse dolcemente e serenamente a lei e alle altre nipoti con queste parole: "E' ora di andare nel campetto...".
Proprio così disse. Il campetto. Come quello dove vanno a giocare i bambini.
Niente di triste. Niente di funebre...
Credo, anzi ne sono certo, che sarà proprio così...

campetto calcio



maturin
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare

giovedì, 29 ottobre 2009, ore 10:38
La cosa più triste che mi potesse capitare è che il nome “papi” assumesse una connotazione negativa. Con gli avvenimenti estivi e con le sconclusionate campagne stampa, il nome “Papi” definisce ormai un certo politico, politico che evidentemente non ha votato nessuno, tanto è inviso ai giornali. Ma non è di questo che volevo parlare, bensì di quella parola, “papi”.

Papi non è solo l’insulto dell’estate, è il nome con cui i miei bambini si rivolgono a me. Chiedo scusa se l’ordine di importanza non vede i giornali al primo posto e i miei bambini al secondo, semmai il contrario – e credo che questa gerarchia valga per tante persone. Prima i miei bambini, dunque, poi – se proprio bisogna metterceli – i giornali e quel che ne consegue.


Non me ne vogliano politici e politicizzati, ma io sono il papi di due bambini, loro mi riconoscono come Papi e io stesso penso a me stesso come a un Papi.


Il nome Papi viene prima – non solo “gerarchicamente” ma anche cronologicamenteio. Scusate se insisto, ma ho la precedenza. E certo non voglio cedere il passo alla moda di un Papi qualsiasi, quando è così bello sentirmi chiamare Papi. Anzi, non è solo bello, è anche una delle mie principali ragioni di vita. Quando i miei figli smetteranno di chiamarmi Papi che sarà di me, continuo a chiedermi.
– di un certo “Papi”.

I miei bambini nulla sanno di politica e di un certo Papi. Per loro – lo ribadisco ancora – Papi sono io.


Perciò per favore, lo dico a chiunque mi legga ma mi piacerebbe dirlo a giornalai ed architetti vari: non abusate del termine “Papi” per insultare un solo uomo, quando tutti i papà d’Italia si sentono chiamare “Papi” dai loro bambini. Anche il vostro papi merita ancora, dopo tanti anni, di essere ricordato per com’era quando voi stessi, bambini, lo chiamavate “papi”.


Vabbè, buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, osservazioni di uno qualunque

lunedì, 26 ottobre 2009, ore 14:12
Anche quest’anno, all’incanto delle offerte per la parrocchia, mi sono aggiudicato due straordinarie bottiglie di vino. Sono molto fiero della mia cantina, dei vini che con lunghe ricerche e con fatica sono riuscito a radunare.

Ogni tanto i bambini mi raggiungono in questo locale misterioso, e mi fanno domande. Vogliono sapere perché alcune bottiglie sono “stese” e altre “in piedi”, e perchè certo vino è ancora nelle damigiane, e perché non tutte le bottiglie ci hanno l’etichetta, e chi berrà tutto questo vino…


Già, chi lo berrà.


In passato bevevo molto più vino di adesso, anche una bottiglia a pasto. Poi il medico e mia moglie mi hanno fatto osservare che la mia salute non ne traeva giovamento. Oggi, da circa dieci-dodici anni, bevo si e no un bicchiere al giorno (ma di quello buono).


Ma comunque mai da solo, vale a dire che comunque – anche prima di “morigerarmi” – non concepisco l’idea di bere vino in solitudine.


Guardo allora le mie bottiglie, tutte in fila, una accanto all’altra, e sento ancora l’ultima domanda dei bambini rimbalzarmi tra le orecchie. “Papi, ma chi è che berrà tutto questo vino?


Non lo so chi lo berrà, ma so che lo berrano almeno due amici, gli rispondo.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

venerdì, 23 ottobre 2009, ore 15:14
Un bel video targato National Geographic: In the womb (Nell'utero). E' in inglese ma le immagini non hanno bisogno di traduzione; per il resto, traducendo molto alla buona quello che dice lo speaker:

"Queste sono immagini in 3D che si muovono in tempo reale (4D). Per gli ostetrici, questa macchina, è l'equivalente del telescopio spaziale Hubble. Rende possibile aprire una finestra sull'utero e vedere il bambino crescere davanti ai nostri occhi. Queste immagini mostrano l'incredibile gamma di comportamenti di cui è capace anche un feto molto piccolo".

Fate molta attenzione a questi momenti:
1.30 - un feto di 30 settimane che sbadiglia
1.40 - un feto di 32 settimane che gioca con il proprio naso
2.05 - un embrione di 8 settimane -meno di 3 cm- che fa i primi movimenti



maturin
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categoria : bambini, storie vere, cose che mi piacciono, la grande moratoria

giovedì, 22 ottobre 2009, ore 14:04
Come sempre accade la realtà è più complessa delle nostre fantasie, ma anche della nostra normale comprensione.

Racconto questa storiella familiare per rendere meglio l’idea.


Sabato pomeriggio mio figlio, il più grande, è andato a giocare a calcio. Io, che odio cordialmente (ma neanche tanto cordialmente) il calcio, sono rimasto a casa col più piccolo, ma mia moglie mi telefona prima della fine della partita preparandomi al peggio: la “nostra” squadra le ha prese 8 a 0.


E vabbè, io penso, sinceramente dispiaciuto. Qualche settimana fa abbiamo festeggiato con pasticcini il suo primo goal, stasera faremo finta di niente.


Quando rientrano, tuttavia, lo sento canticchiare sulle scale. “Ehi, com’è andata?” gli chiedo, un po’ stupito dalla sua allegria.


Bene, papi: mi sono divertito un sacco.


Come, ma non avete mica perso?


Si, ma io mi sono divertito con i miei amici.


Che dire, a questo punto.


Ad esempio che non m’importa un fico secco dell’8 a 0, l’importante è che il bambino sia felice. E che anche se l’allenatore e gli altri genitori saranno delusi dalla performance della squadra, l’importante è che i bambini si siano divertiti.


Tornando dunque alla “nostra” relatività, sulla carta apparirà soltanto un umiliante 8 a 0, ma nel cuore dei bambini resterà il ricordo di un pomeriggio divertente.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare

martedì, 13 ottobre 2009, ore 11:25
Questo non è un vero e proprio racconto di fantascienza, ma ci andiamo vicini.

Guardavo un cartoone con i miei bambini, l’altro giorno, e constatavamo come alle volte il buono era forte e vinceva, ma in certi momenti vinceva il cattivo e allora il cartoone a loro non piaceva.


In effetti anche a me piacerebbe che vincessero sempre e solo i buoni e che il mondo fosse perfetto, ma – da adulto – so bene che, ahimè, non è sempre così. Tuttavia, spiegare una cosa simile ai bambini non è impresa da poco.


Manco a dirlo, bè, mi soccorre il Dottore.


In una puntata – credo l’ultima edita in Italia – il Dottore riesce ad evitare che un’astronave si schianti sulla Terra con distruzione del genere umano. Durante il salvataggio però perde alcuni “compagni di viaggio”, tra cui Astrid – interpretata da Kylie Minogue  – e Bannakaffalatta, un simpatico extraterrestre rosso, più altri cui in pochi minuti non ci si può non affezionare.


Ebbene, si salvano soltanto il Dottore, un anziano che faceva da guida turistica e un ricco e antipaticissimo finanziere.


Avresti voluto che si salvasse qualcun altro, vero?” chiede il vecchio, alla fine.


Forse, risponde il Dottore. Ma non spetta a me scegliere.”


Perche allora saresti Dio.” Conclude il vecchio.


Ecco la chiave, e cioè: avere la pretesa di scegliere chi vince e chi perde, in ultima istanza di decidere cosa è bene o cosa è male, altro non sarebbe che la pretesa di essere Dio, di sostituirmi a Dio.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie, cose di altri, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

giovedì, 08 ottobre 2009, ore 15:17
Guardavo il mio bambino, il più grande, e riflettevo come i suoi piccoli problemi siano per noi, genitori dal cuore tenero, grandi disgrazie. La cosa in contrapposizione con le disgrazie altrui, di cui parlerò in prossimo post, che invece ci lasciano spesso sereni e indifferenti.

Niente, in confronto con i problemi del post di Maturin di ieri, ma per un papà e una mamma le lacrime dei figli pesano come macigni.


Il problema di mio figlio è – sia detto senza falsa modestia – che è intelligente. Questa intelligenza lo rende diverso dagli altri bambini, al punto che lo estraniano, in altre parole lo ignorano, ossia lo lasciano solo. Il suo problema è la solitudine.


Il piccolo è un entusiasta, di ogni attività. Non vede l’ora di filare all’oratorio, di cui è un gran sostenitore/consumatore, partecipa a tutti i campi scuola, alle partite di calcio (cosa che, sia detto fuori dai denti, dato che io non amo il calcio, mi dà pure fastidio), corsi di nuoto, basket, sci…


Eppure, questo non basta. Gli amichetti lo ignorano, non lo invitano alle feste, alcuni addirittura non lo salutano neppure.


Tranne uno, un piccolo amico non troppo sveglio, dalla famiglia un po’ disastrata, col quale riesce ad avere un accordo. E il fratellino, certo, ma chi ha un fratello può testimoniare che il fratello non entra quasi mai nel calcolo delle amicizie.


Il mio cuore di papà si strugge, al vederlo così affamato di amici eppure così solo, ma non so che farci, è un dolore che a suo tempo ho già affrontato anch’io. Ma lui è migliore, non si dà per vinto e costruisce giorno per giorno la sua vita, partecipando, ricominciando, correndo e giocando fino allo sfinimento. Di ritorno dal corso di nuoto, giusto ieri, non ce l’ha fatta a fare pure basket, e l’ho lasciato a casa.


Bambini piccoli problemi piccoli, si dirà, ma che struggimento, a vederlo da solo nei pomeriggi vuoti d’estate, e sentirlo calcolare con dovizia di programma puntato la festa di compleanno... Potessi, gli farei io amici dalle pietre, gli costruirei un mondo diverso e divertente e senza solitudine.


Ma è così, a ciascuno la sua croce. A noi genitori, bè, la nostra e anche la sua.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie vere

mercoledì, 09 settembre 2009, ore 12:59
Siamo stati ad un battesimo, qualche giorno fa. Il papà è un mio vecchio amico, uno di quelli con cui abbiamo fatto tante volte a botte e tante volte abbiamo finito una bottiglia di vino assieme e abbiamo pure suonato insieme, viaggiato e cercato e sognato insieme.
La mamma è una ragazza giovane, che fu una delle bambine che cantavano sulle mie ginocchia alle feste dell’oratorio. Oggi è mamma, e la sua bambina dorme serena tra le sue braccia.
Fanno un rinfresco, nel cortile della loro bella casa, e i bambini corrono e si inseguono e capitombolano sul prato, nonostante i rimbrotti delle mamme (hai i pantaloni puliti!) e dei papà (bambini, fate i bravi…).
Siamo in tanti, a festeggiare per questa bella bambina che dorme. Vecchi amici con le nostre mogli e i figli, compagni di avventure che – parole di un papà – per vedersi devono aspettare occasioni come queste.
Ma è bello stare qui, coi miei fratelli, a chiacchierare sotto il sole morente di fine estate. E mi ricordo di quell’altra volta, che faceva freddo e pioveva, eppure…
Eppure.
Tu vai a suonare a un battesimo, saluti tutti, vai ad un rinfresco con la famiglia (un rinfresco coi fiocchi, aggiungo io), fai le coccole alla piccola festeggiata, e poi ti siedi a un tavolino, con gli amici. E improvvisi esplodono i ricordi, ricordi che non hai nemmeno più bisogno di raccontare, tanto sono intrisi nella pelle, negli occhi di tutti. Ricordi che si trasfigurano nei giorni trascorsi lontani gli uni dagli altri, eppure sempre uniti da un telefono, da un’email, da un filo invisibile che ti fa riconoscere l’amico su quella macchina che sfreccia in direzione opposta alla tua.
E, come se ci fosse un’esplosione d’amore, tardiamo a rincasare, e ci vien quasi da dire, sulle orme di Pietro, “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!”
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare, cose che mi piacciono

venerdì, 04 settembre 2009, ore 12:19
E così qualche giorno fa siamo ritornati a casa, dopo qualche giorno sui monti della Valsesia. Potrei dire tante cose, sul luogo ameno dove sono stato coi bambini, ma probabilmente basterebbero solo due parole: un Paradiso.

Un Paradiso con le suorine serene e sorridenti che si ricordano di te anche dopo tanti anni di assenza, che ti ricordano nelle preghiere, che ti servono con la gioia di servirti, che anche quando sono stanche non lo danno a vedere. Un paradiso con le montagne attorno e il paesaggio, e l’aria fresca da mettere il paille quando arriva la sera, e le baite di pietra coi grossi travi in legno.


Un Paradiso dove io e i bambini abbiamo vissuto in tutta serenità per questi pochi giorni felici, mentre mia moglie (allergica ai monti) restava a casa a “staccare la spina” (parole sue).


Eppure, come tutte le cose umane, anche questo paradiso ha le sue crepe, e sono gli ospiti, con le loro preferenze, le loro cricche, le loro critiche (anche – ahimè – verso le suorine), le loro interferenze.


Ma le crepe sono soltanto crepe, appunto. Crepe che non pregiudicano in nulla la bellezza del Paradiso, solo ti lasciano un po’ perplesso quando pensi che qui ci potrebbe essere davvero la possibilità di essere migliore, di crescere un pochino, di tornare ad essere come i bambini.


Ah, i bambini. Per loro, questo rimane un Paradiso senza crepe, fatto di lunghe corse, di piccole escursioni, di giornate di giochi e di amicizia. Il Paradiso senza crepe dei bambini.




Buona giornata a tutti.






Resamo
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categoria : bambini, storie, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono

mercoledì, 22 luglio 2009, ore 15:24
Ieri passeggiavo in bicicletta con mio figlio, il più grande. È piacevole, andare in bici assieme, parlare, rispondere alle sue domande, ascoltare le sue barzellette o gli aneddoti sui suoi amici.

A un certo punto lui sceglie una strada di campagna, sotto la collina. Una strada un po’ impervia, in verità. Lo avviso e lo vedo che accoglie la notizia a mo’ di sfida. Sembra quasi volermi dire che “non mi fa paura la strada difficile”.


Poi devo fermarmi perché rimane indietro, e non voglio frustrare i suoi sforzi.


Pensa” gli racconto “che quando eravate piccoli io vi portavo su questa strada, tu sul seggiolino dietro e tuo fratello su quello davanti.


Lui trasecola. Non ricorda alcun seggiolino davanti sulla bici (l’ho tolto due anni fa). Cioè, ricorda vagamente le nostre lunghe passeggiate, e che si addormentava tante volte sul mio braccio, e le volte che guardavamo l’ultimo treno sparire all’orizzonte, ma il seggiolino davanti, quello era stato rimosso.


E per un attimo mi chiedo quante cose, quanti momenti, quante parole importanti sono andate perdute, figlio mio, in questa tua breve vita. E quanti sacrifici, sudate, tribolazioni, notti in bordo al letto, momenti, giorni, viaggi, attese…


Ma poi mi accorgo che in verità non è andato perduto nulla.


Niente di quei momenti è perso, bambino mio. Perché se anche tu non ricordi chi eri, com’eri, che facesti e dove andasti, ecco, io c’ero, e c’era la tua mamma, e noi ricordiamo ogni momento prezioso e siamo qui per raccontartelo e riviverlo con te, dal primo all’ultimo respiro.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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giovedì, 16 luglio 2009, ore 09:44
Riposavo dalle dure battaglie famigliari e mi sono accorto che i miei bambini, i miei piccoli guerrieri, stanchi ed esausti della lunga giornata, accoccolati sul divano, lentamente arrivano a posare il capino sulla mia spalla, o la gamba sulla mia.

Guardiamo un cartone animato insieme, una puntata a sera, e stanno lì incantati, forse stufi anche loro di vedere le solite banalità. E vengono qui, a poco a poco, come attratti da una forza invisibile, una gravità antropocentrica, una fune immateriale, un richiamo impercettibile eppure fortemente percepibile.


Pure questo, oggi io lo so, pure questo è amore. Anzi, è tra le sfere più alte dell’amore.


Risposavo, dunque, e pensavo “che bello, litigare e avere il coraggio di fare la pace”. Un coraggio che io ho avuto poche volte ma che spero possa appartenere a questi piccoli combattenti, piccoli uomini dal cuore così grande da stare vicino a me, al loro povero papà. Un coraggio che sarebbe bello avere sempre, da bambini e da adulti, da piccoli e da grandi, da uomini e marziani.


Il coraggio di fare la pace, il coraggio di ritornare ad amare, il coraggio di riscoprire il nostro essere uomini, e quindi figli di Dio.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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mercoledì, 15 luglio 2009, ore 15:28
Mentre aspetto guardo fuori, la strada, la gente, e penso che per qualche straordinario fenomeno che non mi è dato di capire, tutto sembra tornare, come un circolo chiuso.

Mi spiego meglio.


Da bambino odiavo i ghiaccioli alla menta. Oggi al supermercato (vado io a fare la spesa) compro per la famiglia ogni settimana una scatola di ghiaccioli, e siccome ai miei bambini non piace la menta indovinate alla fine chi se li deve mangiare.

Bè, tutto qui?
Si dirà. Si. Cioè, no, questo è solo l’inizio.


D’estate andiamo al mare, da almeno dieci anni alla stessa spiaggia (anche se si parla sempre di cambiare), stesso albergo, quasi stessa stanza. Da alcuni anni non vedevo una mia cara cugina, con la quale giocavo da bambino e che poi, per le circostanze della vita, è andata a vivere con la famiglia dall’altra parte dell’Italia e quindi non ci siamo più visti per decine di anni, fino a giovedì scorso. Ebbene, apprendo che anche lei andava al mare praticamente nello stesso posto, stessa-spiaggia-stesso-mare, con mamma e papà, e che ci andò per anni e anni. Quando si dice che il mondo è piccolo…


Un altro esempio. Mentre cerco vecchi amici su facebook incappo per caso sul nome di un vecchio conoscente e ci scrivo un post. Senza sapere che anche lui mi sta cercando per altre vie e che poi – all’oscuro della mia curiosità – a sua volta mi contatta al telefono.


E ancora.


Parlo di musica con il dentista, dopo che lui mi ha sentito cantare l’altro giorno con il mio gruppo durante la festa del vino. Mi racconta che la signora Xxyyzz, che insegna canto da una vita, gli abbia sempre detto che tutti possono imparare a cantare, ma che poi cantar bene è un’altra cosa. Ebbene, la signora Xxyyzz fu la mia insegnante di canto, quando stavo in un coro ormai sciolto anni e anni fa.


Tutto torna, tutto ha un senso, un disegno, come un ricamo su una tovaglia, come un ghirigoro, un arabesco, un bretzel, un cristallo di neve.


E il caso, bè, tutti gli indizi mi portano a credere che il caso non esiste.


E l’imperatore alla menta?
Bè, quello sarebbe il tizio che, se viene a trovarmi, si vince 10 ghiaccioli alla menta, sperando che gli piaccia.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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lunedì, 13 luglio 2009, ore 17:26
Giorni di silenzio, a casa Resamo, e non solo da un punto di vista vocale. Mio figlio, il più grande, torna triste dal campo-scuola.

Triste, si, ed è la prima volta che lo vedo triste per qualcosa.


Ma non è triste di quel che è capitato là al campo scuola; è triste di quel che non capiterà più, è triste per la fine del campo scuola, per la fine del grest, la fine di tanti momenti divertenti.


E a casa torna tutto più prosaico, la mamma e il papà soliti di sempre, il fratellino che “rompe”…


Povero piccolo mio, è così la vita, che si fa di giorni “normali” in cui ci si può annoiare e di giorni “diversi” nei quali ci si può divertire. È così l’uomo, che gioisce e piange e poi gioisce ancora.


E così sei tu, mentre lentamente e con fatica cresci e sbocci come un fiore sotto il cielo. Ma siamo grati, di questa gioia e di questi piccoli dolori che ci faranno ricordare per sempre la bellezza della vita. Siamo grati, perché è tutta grazia.


Buona serata a tutti.
Resamo
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mercoledì, 01 luglio 2009, ore 10:00
Da qualche giorno al paesello è festa, che significa vino, zanzare, salamella, orchestrine e banco di beneficenza.

Il banco è il fulcro della festa, almeno per i miei bambini: per loro quel che conta non è cosa si vince ma provare, tirare la sorte. Inutile dire che con questo sistema portiamo a casa pacchi di carta igienica e bottiglie di aceto, ma pazienza, a loro va bene così.


Per quanto riguarda me, invece, il fulcro era ieri sera, serata qualunque ma eccentricamente interessante perché abbiamo suonato io e il mio gruppo. Per noi suonare non significa mai fare una serata come altre, significa concerto, passione, energia, vitalità.


Anche ieri sera, nonostante il baricentro fosse il concerto, il banco ha tenuto (ehm…) banco, e i bambini hanno recuperato fagioli in scatola, un pallone, la solita carta igienica e dei pelati.


E poi il concerto, praticamente un optional.


Comunque la pensiate, è commovente vedere i bambini – anche i più discoli – che, mentre il papà canta o suona su un palco, si abbandonano tra le braccia della mamma e canticchiano le canzoni che ti hanno sentito cantare tante volte sotto la doccia.


Si, è andata bene.


Buona giornata a tutti.
Resamo
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giovedì, 18 giugno 2009, ore 15:20
Mi chiedevo, come spesso accade, che sarà di questi bambini, che non avranno le stesse possibilità che i nostri genitori garantirono a noi, non conosceranno le tradizioni che si sono andate inaridendo, oppure non potranno fare le stesse esperienze, tipo che so, arrampicarsi su un albero in pace, giocare in strada a palla tutta sera, fare le “olimpiadi” in strada con gli amici più grandi.

Ne parlavo con il parroco del paese, ed ecco, improvvisa, la rivelazione.


Lo stesso Dio che vegliò su me e su te, dice, è quello che veglia anche su questi bambini. Veglierà su di loro quando saranno nella gioia e quando saranno nella tristezza. E non permetterà che gli sia tolto nulla, non gli sarà risparmiato nulla, di ciò che ha riempito la tua vita. Gioie e tremori, speranze e delusioni, amicizie e scontri, e le stesse esperienze che ti formarono e ti costarono fatica e dolore non saranno risparmiate neanche a loro.


Siamo tutti mamme e papà imperfetti, uno solo è perfetto ed è il Signore, che vede più lontano di noi.


Buona serata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, preghiere