"...quando per caso il Signore mi cava fuori una parola che è utile alle anime, la capisco dal male che mi fa..."
mercoledì, 04 novembre 2009 , ore 19:59
Nella colonna dei link, a sinistra, ce n'è uno che parla de "il Santo calunniato" e si riferisce al sito di San Josémaria Escrivà, il fondatore dell'Opus Dei. E' vero che lui e l'Opera sono oggetto di calunnie? Personalmente ritengo di sì e anzi mi dispiace che spesso tali calunnie vengano addirittura dal mondo della Chiesa...
Ma non è di questo che volevo parlare: il fatto è che, come ebbi a scrivere qui e qui, da un po' in paese abbiamo un piazzale intitolato ad Escrivà. Ebbene, una prima volta la targa che porta il nome del Santo è stata imbrattata e divelta, una seconda fatta letteralmente a pezzi.
Non so se questo gesto rientri fra le "calunnie" e non so se si tratti di gesti sconsiderati di ragazzotti annoiati o di provocazioni premeditate di qualche "lobby" anti-Opus Dei; la cosa curiosa è che, a terra, uno dei "gentiluomini" ha scritto con lo spray: "Piazzale Fabrizio De André".
E allora mi sono detto: "Ecco! Al posto dei crocefissi nei luoghi pubblici, un bel poster di De André!".
Sempre che in Finlandia non tiri di più il Battisti...
Ma, come disse qualcuno, non è meglio amare l'infinito?
...ma inumano è pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.
E per quelli che l'ebbero odiato
nel getzemani pianse l'addio
come per chi l'adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l'insulto e lo sputo.
E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto.
Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio.
Fabrizio De André - Si chiamava Gesù
Chissà, forse anche De André l'aveva capito...
maturin
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categoria : musica, sfoghi, storie vere, santi, osservazioni di uno qualunque
mercoledì, 04 novembre 2009 , ore 09:48
Con l’arrivo imminente dell’inverno in casa mia si stabiliscono alcune priorità. Prima fra tutti: il benessere dei bambini, il che significa una casa calda, cibo sano (ma quello anche d’estate), pochi spifferi, vestiti adeguati eccetera.
C’è poi il corollario di spese costituito da bollette, corsi di nuoto, sci, basket, mensa scolastica, assicurazioni, affitto sci. Molte di queste spese, lo capisco, possono anche sembrare non prioritarie, ma nella dinamica di una famiglia media (come credo sia la mia) le esigenze, financo effimere, dei figli diventano spesso necessità inderogabili.
Non ultima, anche la sicurezza è un fattore importante. Non si può demandare ad estranei il trasporto dei bambini alla palestra, al campetto, alla piscina. Ma anche non è pensabile lasciarli andare in giro da soli, così piccoli, specialmente in una società in cui anche per un adulto non è sicuro andare in giro da solo la sera.
Se pensiamo che anche semplicemente mollare da soli i bambini in balia della televisione non è ritenuto sicuro, bè, la cosa la dice lunga sulle garanzie che dobbiamo garantirci da soli.
Ma tutto sommato a me va anche abbastanza bene, io ho uno stipendio – non eccelso ma dignitoso,- una casa, il supporto di una famiglia, e viviamo pure in un paesello tranquillo.
Quando guardo fuori del mio cortile, la situazione è decisamente peggiore. La sera ci si barrica in casa, quando un anziano va a fare la spesa rischia il borseggio se non la vita, una donna è una potenziale preda, le automobili sfrecciano come se fossero inseguite da orde di demoni anche su strade larghe quanto un’apertura di braccia, non c’è difesa contro la violenza, il lavoro è incerto, la crisi fa paura…
In tutto questo, serena e imperturbabile, la nostra società civile prosegue – come un coltello caldo che taglia il burro – a dare corso alle sue priorità. La precedenza su tutto va data al politicamente corretto, la riproduzione agamica, i matrimoni unisessuali, l’aborto farmaceutico, il divorzio accelerato, la de-cristianizzazione di scuole e luoghi pubblici, la proibizione di manifestazioni religiose cristiane, l’elevazione della devianza, la mercificazione del corpo, l’ipocrisia della selezione embrionale e via dicendo.
Bè, lo dico fuori dai denti e probabilmente non piacerà a tutti, ma sembra che le priorità di questa nostra società siano completamente diverse dalle mie.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : osservazioni di uno qualunque
martedì, 03 novembre 2009 , ore 10:05
Questo è un vecchio racconto di E. Frank Russel (spero di aver scritto bene il nome), l’ho letto qualche decina di anni fa ma è ancora splendido oggi.
Un’astronave piena di marziani sorvola la Terra in cerca di vita intelligente con cui stringere un’alleanza, ma i terrestri si sono estinti. La superficie è tutta una rovina.
Prima di allontanarsi, un membro dell’equipaggio, il poeta, decide di restare sulla Terra. La scelta potrebbe essere definitiva, ma lui è un poeta ed il suo istinto gli suggerisce di fare così. Viene accontentato.
Il poeta marziano si scava un rifugio nella roccia e si accinge ad esplorare il territorio abbandonato. Incontra, a qualche chilometro di distanza, un gruppo di terrestri. Ne cattura uno, un essere molto fragile che quando lo vede ne resta così terrorizzato da svenire. Il marziano è così brutto che il piccolo terrestre – i marziani comunicano telepaticamente – lo definisce un “diavolo”.
Col tempo il poeta riesce a farsi “accettare” dal suo “prigioniero”, al punto che suonano insieme l’arpa, mangiano vicini e finalmente stabiliscono un contatto. Poi, incoraggiato da questo piccolo successo, il poeta cerca altri terrestri, quasi tutti bambini.
Lentamente scopre che sulla Terra c’è stata una guerra terribile che ha praticamente annientato la razza umana, in particolare gli adulti, a mezzo di una malattia incurabile che colpisce al di sopra di una certa età.
Con i suoi nuovi “amici” (ormai non si considerano più suoi prigionieri) riesce a contattare un adulto, poi un altro e poi altri ancora, fino a stabilire una colonia, e scopre che la malattia si è ormai auto-estinta.
Il poeta marziano si fa accettare da tutti con i suoi modi garbati e gentili, e sprona i giovani terrestri ad usare le attrezzature marziane per accrescere le loro conoscenze e stimolare la loro intelligenza.
Quando l’adulto terrestre gli spiega il suo imbarazzo nel rispondere a certe domande dei giovani maschi, il marziano gli spiega che lui, alle femmine ha risposto che l’accoppiamento è “una poesia fatta di persone.”
Col tempo i terrestri acquisiscono delle abilità che il poeta non si sognava neppure, e la colonia diventa un villaggio, ed il villaggio una città che comprende giovani e adulti provenienti ormai da tutto il mondo. E tutti accettano il marziano come un amico, un compagno di viaggio.
Passano gli anni e un bel giorno il poeta deve entrare in una specie di letargo, dal quale uscirà rinnovato – ma potrebbe anche morire.
I terrestri allora gli costruiscono una stanza nella roccia, una specie di santuario, nel quale potrà riposare in pace. Un bambino affigge alla porta un cartello, con sopra scritto “Caro diavolo”.
Passano altri due anni, e il poeta marziano non si è risvegliato. Un’astronave marziana sorvola di nuovo quella zona e – attratti dall’agglomerato – scendono a terra. I terrestri ormai sono abituati a vedere le forme orripilanti dei marziani, ma i marziani ne hanno paura. Tuttavia, se hanno coraggio loro, anche i soldati marziani riescono a tenere i nervi saldi, e stabiliscono un contatto telepatico.
Non è raro che un “letargo” marziano duri così a lungo, comunicano telepaticamente. Ma per sicurezza un medico va a fare visita al poeta nella sua cripta.
“Si riprenderà” dice quello, uscendo. Un boato di felicità accoglie queste parole, al punto che i marziani, confusi, hanno quasi paura per le loro stesse vite.
Ma i terrestri sembrano felici, anzi: sono felici. I terrestri amano il poeta, e quindi tutti i marziani.
Si, la vita può ricominciare, e l’amicizia tra terrestri e marziani è possibile, basta un po’ di poesia e tanta buona volontà.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : storie, cose di altri, cose che mi piacciono
lunedì, 02 novembre 2009 , ore 17:24
Mia moglie mi racconta che la nonna, poco prima di morire, si rivolse dolcemente e serenamente a lei e alle altre nipoti con queste parole: "E' ora di andare nel campetto...".
Proprio così disse. Il campetto. Come quello dove vanno a giocare i bambini.
Niente di triste. Niente di funebre...
Credo, anzi ne sono certo, che sarà proprio così...
maturin
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare
giovedì, 29 ottobre 2009 , ore 10:38
La cosa più triste che mi potesse capitare è che il nome “papi” assumesse una connotazione negativa. Con gli avvenimenti estivi e con le sconclusionate campagne stampa, il nome “Papi” definisce ormai un certo politico, politico che evidentemente non ha votato nessuno, tanto è inviso ai giornali. Ma non è di questo che volevo parlare, bensì di quella parola, “papi”.
Papi non è solo l’insulto dell’estate, è il nome con cui i miei bambini si rivolgono a me. Chiedo scusa se l’ordine di importanza non vede i giornali al primo posto e i miei bambini al secondo, semmai il contrario – e credo che questa gerarchia valga per tante persone. Prima i miei bambini, dunque, poi – se proprio bisogna metterceli – i giornali e quel che ne consegue.
Non me ne vogliano politici e politicizzati, ma io sono il papi di due bambini, loro mi riconoscono come Papi e io stesso penso a me stesso come a un Papi.
Il nome Papi viene prima – non solo “gerarchicamente” ma anche cronologicamenteio. Scusate se insisto, ma ho la precedenza. E certo non voglio cedere il passo alla moda di un Papi qualsiasi, quando è così bello sentirmi chiamare Papi. Anzi, non è solo bello, è anche una delle mie principali ragioni di vita. Quando i miei figli smetteranno di chiamarmi Papi che sarà di me, continuo a chiedermi. – di un certo “Papi”.
I miei bambini nulla sanno di politica e di un certo Papi. Per loro – lo ribadisco ancora – Papi sono io.
Perciò per favore, lo dico a chiunque mi legga ma mi piacerebbe dirlo a giornalai ed architetti vari: non abusate del termine “Papi” per insultare un solo uomo, quando tutti i papà d’Italia si sentono chiamare “Papi” dai loro bambini. Anche il vostro papi merita ancora, dopo tanti anni, di essere ricordato per com’era quando voi stessi, bambini, lo chiamavate “papi”.
Vabbè, buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, osservazioni di uno qualunque
martedì, 27 ottobre 2009 , ore 08:29
Dopo la (ehm) pessima figura di martedì scorso a proposito di autori e date, avendo promesso un secondo racconto breve, oggi vorrei almeno in parte riprendere le redini della situazione.
Quel che volevo postare era “L’ultima risposta”, di F. Brown, ma mi sono accorto che l’avevo già raccontato qui. Siccome però mi piace pensare di avere tante risorse ne propongo un altro, a mio parere bellissimo. L’autore non me lo ricordo, ma fa niente.
Ecco qui la storia.
La grande astronave Greldek, in orbita intorno alla stella gialla, sta implodendo. I motori a fusione esplodono a uno a uno, la struttura di rotazione si è bloccata, l’equipaggio è decimato. Bolle di gas e di liquidi bollenti spaccano paratie e vetrificano ogni sezione, ogni ponte, ogni cabina. L’astronave è perduta: tutta quanta la struttura si sta fondendo in un grosso blocco di minerale orbitante. La missione è fallita.
Gli ultimi superstiti esitano ad abbandonare la nave, in particolare il grande capitano Berdlek, un genio che è riuscito a rimandare la catastrofe fino ad ora, grazie al suo dono di prevedere gli eventi. Ma ormai è troppo tardi. “Mettetevi in salvo anche voi.” Ordina ai suo ufficiali.
“Ma che sarà di Voi?” chiede sgomento un guardiamarina.
“Io resterò qui, su quel che resta della mia bella astronave. Un capitano affonda sempre insieme alla sua nave.”
Gli ultimi ufficiali se ne vanno. I boccaporti di sicurezza si chiudono fondendo le cerniere a causa delle esplosioni che ormai più nulla può trattenere. Esplosioni che si avvicinano sempre di più. Non c’è un solo posto sicuro in tutta la nave, ormai. Il capitano ha le ore segnate.
C’è tempo solo per un ultimo saluto, via etere.
“Capitano, il vostro eroico sacrificio sarà ricordato per sempre.” dice la voce di un ufficiale anziano, affiancato dallo storico di bordo.
Qualche fruscio, poi continua: “Tra un anno, quando la superficie si sarà raffreddata, manderemo una flotta di servomeccanici a recuperare i resti della nave Greldek.”
Ma il capitano ha una nuova luce, negli occhi. “No, lascerete la nave Greldek in quest’orbita. Ha un destino, in quest’orbita.” Rimane in silenzio qualche secondo, poi aggiunge: “Passeranno i millenni, millenni silenziosi come l’eco delle stelle e senza vita, ma avrà ancora qualcosa da dare. Nuove voci, nuove speranze. E la chiameranno… Terra.”
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : storie, cose che mi piacciono
lunedì, 26 ottobre 2009 , ore 14:12
Anche quest’anno, all’incanto delle offerte per la parrocchia, mi sono aggiudicato due straordinarie bottiglie di vino. Sono molto fiero della mia cantina, dei vini che con lunghe ricerche e con fatica sono riuscito a radunare.
Ogni tanto i bambini mi raggiungono in questo locale misterioso, e mi fanno domande. Vogliono sapere perché alcune bottiglie sono “stese” e altre “in piedi”, e perchè certo vino è ancora nelle damigiane, e perché non tutte le bottiglie ci hanno l’etichetta, e chi berrà tutto questo vino…
Già, chi lo berrà.
In passato bevevo molto più vino di adesso, anche una bottiglia a pasto. Poi il medico e mia moglie mi hanno fatto osservare che la mia salute non ne traeva giovamento. Oggi, da circa dieci-dodici anni, bevo si e no un bicchiere al giorno (ma di quello buono).
Ma comunque mai da solo, vale a dire che comunque – anche prima di “morigerarmi” – non concepisco l’idea di bere vino in solitudine.
Guardo allora le mie bottiglie, tutte in fila, una accanto all’altra, e sento ancora l’ultima domanda dei bambini rimbalzarmi tra le orecchie. “Papi, ma chi è che berrà tutto questo vino?”
Non lo so chi lo berrà, ma so che lo berrano almeno due amici, gli rispondo.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono
venerdì, 23 ottobre 2009 , ore 15:14
Un bel video targato National Geographic: In the womb (Nell'utero). E' in inglese ma le immagini non hanno bisogno di traduzione; per il resto, traducendo molto alla buona quello che dice lo speaker:
"Queste sono immagini in 3D che si muovono in tempo reale (4D). Per gli ostetrici, questa macchina, è l'equivalente del telescopio spaziale Hubble. Rende possibile aprire una finestra sull'utero e vedere il bambino crescere davanti ai nostri occhi. Queste immagini mostrano l'incredibile gamma di comportamenti di cui è capace anche un feto molto piccolo".
Fate molta attenzione a questi momenti:
1.30 - un feto di 30 settimane che sbadiglia
1.40 - un feto di 32 settimane che gioca con il proprio naso
2.05 - un embrione di 8 settimane -meno di 3 cm- che fa i primi movimenti
maturin
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categoria : bambini, storie vere, cose che mi piacciono, la grande moratoria
venerdì, 23 ottobre 2009 , ore 08:02
L’avevo postata qualche tempo fa ed avevo promesso qualcosa di meglio, così oggi, non avendo ancora fatto il CD come dovrà venire, metto ondine il prodotto “Live”.
Questa canzone l’ho scritta ormai qualche anno fa per il gruppo di cui faccio parte e che da qualche mese ha preso il nome di “Cambio di rotta”.
Buon ascolto e buona giornata a tutti.P.S.: se qualcuno è interessato gli posso spedire il CD
Resamo
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categoria :
giovedì, 22 ottobre 2009 , ore 14:04
Come sempre accade la realtà è più complessa delle nostre fantasie, ma anche della nostra normale comprensione.
Racconto questa storiella familiare per rendere meglio l’idea.
Sabato pomeriggio mio figlio, il più grande, è andato a giocare a calcio. Io, che odio cordialmente (ma neanche tanto cordialmente) il calcio, sono rimasto a casa col più piccolo, ma mia moglie mi telefona prima della fine della partita preparandomi al peggio: la “nostra” squadra le ha prese 8 a 0.
E vabbè, io penso, sinceramente dispiaciuto. Qualche settimana fa abbiamo festeggiato con pasticcini il suo primo goal, stasera faremo finta di niente.
Quando rientrano, tuttavia, lo sento canticchiare sulle scale. “Ehi, com’è andata?” gli chiedo, un po’ stupito dalla sua allegria.
“Bene, papi: mi sono divertito un sacco.”
“Come, ma non avete mica perso?”
“Si, ma io mi sono divertito con i miei amici.”
Che dire, a questo punto.
Ad esempio che non m’importa un fico secco dell’8 a 0, l’importante è che il bambino sia felice. E che anche se l’allenatore e gli altri genitori saranno delusi dalla performance della squadra, l’importante è che i bambini si siano divertiti.
Tornando dunque alla “nostra” relatività, sulla carta apparirà soltanto un umiliante 8 a 0, ma nel cuore dei bambini resterà il ricordo di un pomeriggio divertente.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie vere, osservazioni di uno qualunque, cronachetta familiare
martedì, 20 ottobre 2009 , ore 11:00
Sono un lettore pigro, perciò mi piacciono parecchio i racconti brevi. Nella fattispecie ce ne sono un paio (il secondo lo posterò la settimana prossima) che mi sono sempre rimasti nel cuore.
Questo è di Arthur C. Clarke, famoso autore di “2001 Odissea nello spazio” ma grande scrittore di fantascienza anche “oltre” le sue opere più conosciute.
“La sentinella”, un racconto degli anni ’50, sarà lungo una paginetta e magari si trova anche in internet (non fatemelo cercare). È un soldato che, durante il turno di guardia, riflette sulla difficile guerra in corso.
La sua civiltà ha sempre creduto nel dialogo, nel reciproco rispetto, nella condivisione – anche con altre razze, seppure inferiori. Hanno sempre trovato un accordo, scambi commerciali, reciproca assistenza, espandendo a macchia d’olio l’unione di alleanze politiche che è il fiore all’occhiello della società civile.
Eppure, da quando hanno incontrato gli stranieri, non c’è stata nessuna possibilità di dialogo, nessun margine di trattativa.
Quelli hanno iniziato subito la guerra.
E adesso lui, la sentinella, è qui, su questo mondo freddo e umido, sporco di fango e di alberi morti. Quand’ecco, all’improvviso, là in fondo vede comparire uno di quegli “stranieri” dall’aspetto nauseante. Dalla sua postazione segreta la sentinella prende accuratamente la mira e fa fuoco.
Il nemico crolla a terra, morto.
La sentinella aspetta un tempo indefinitio, per sincerarsi che il nemico fosse solo. Ha le estremità intirizzite dal freddo, quando si muove per andare a controllare. E poi, ecco che gli arriva di fronte.
Guarda il nemico, un essere ripugnante con due sole braccia e due gambe, con la pelle bianca.
E senza squame.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : storie, cose di altri, cose che mi piacciono
lunedì, 19 ottobre 2009 , ore 18:25
Sono certo che molti abbiano già postato questo brano. Ma oggi voglio farlo anche io perché questa è una cosa che vorrei essere capace di spiegare ai nostri ragazzi (miei e di mia moglie) che ad Aprile hanno fatto la Cresima.
Già perché per quest'anno catechistico il nostro parroco, anche venendo incontro alle nostre richieste, ci ha affidato il compito di continuare a seguire i cresimati (e chi bazzica le parrocchie sa quanto il "famigerato" post-Cresima possa essere difficile).
Il fatto è che da alcune informazioni che ho avuto, ci sono alcune situazioni particolarmente sgradevoli, nate in estate, in cui qualche ragazzo è incappato, giocando a fare l'adulto e cercando il senso della vita là dove c'era solo... una bella melodia...
Ecco: il nostro compito sarà quello di far ritornare in primo piano quella goccia, quella nota, quella "fissazione" che in ogni circostanza ci ricorda che quello che davvero vogliamo, quello che l'uomo vuole non è lì, non è nell'apparenza, non è nel "tutto e subito". Quella nota, quella goccia, ci spinge verso l'esigenza del cuore, verso il desiderio della felicità, verso la vita vera, verso il "centuplo quaggiù".
maturin
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categoria : musica, cose di altri, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono
giovedì, 15 ottobre 2009 , ore 12:11
Puntuale, quando tutto finisce, arriva la polizia. Ve ne sarete accorti anche voi che, in tutti i film che si rispettino, le forze dell’ordine arrivano sempre quando ormai il protagonista insanguinato ha già vinto la sua battaglia solitaria.
Io ho sempre creduto fossero balle, americanate date in pasto agli spettatori. Invece devo constatare che è proprio così che vanno le cose. Cioè, la vita vera, quella mia e tua e vostra, dove probabilmente non abbiamo mai a che fare con le forze dell’ordine, ma è l’idea che conta.
Come quando tu stai facendo un lavoro e ti serve un’informazione fondamentale che solo il tuo dirigente ti può dare e lui non c’è. Allora che fare: o si aspetta, oppure si ribalta mezzo mondo di scartoffie per cercare di arrivarci senza il dirigente. Quando poi hai trovato la risposta e stai per segnartela, eccolo arrivare, e ti dice: “Bè, bastava chiedere.”
Grrr.
Oppure stai viaggiando in macchina e non sai la strada. Di cartelli non se ne parla manco a morire, però ci hai il navigatore. A un certo punto c’è un bivio che il TomTom non ti segnala, tu prendi la strada che ti sembra più corretta, e dopo cento metri quello ti dice: “Tornate indietro quando potete.”
Oppure quando ti porti il pranzo da casa, lo fai scaldare sul fornelletto del locale mensa (che qui da noi non c’è, ma questa è un’altra storia) e quando è bello caldo ti prepari a mangiare ma… sei senza posate… trovi una forchetta di plastica che dopo due bocconi diventa tutta storta e poi, a fine pasto (lascio immaginare il disagio) passa di lì un collega che ti dice: “Ma io di forchette ce n’avevo due”…
Che dire, la vita va presa con ironia.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : ridere e sorridere, osservazioni di uno qualunque
martedì, 13 ottobre 2009 , ore 11:25
Questo non è un vero e proprio racconto di fantascienza, ma ci andiamo vicini.
Guardavo un cartoone con i miei bambini, l’altro giorno, e constatavamo come alle volte il buono era forte e vinceva, ma in certi momenti vinceva il cattivo e allora il cartoone a loro non piaceva.
In effetti anche a me piacerebbe che vincessero sempre e solo i buoni e che il mondo fosse perfetto, ma – da adulto – so bene che, ahimè, non è sempre così. Tuttavia, spiegare una cosa simile ai bambini non è impresa da poco.
Manco a dirlo, bè, mi soccorre il Dottore.
In una puntata – credo l’ultima edita in Italia – il Dottore riesce ad evitare che un’astronave si schianti sulla Terra con distruzione del genere umano. Durante il salvataggio però perde alcuni “compagni di viaggio”, tra cui Astrid – interpretata da Kylie Minogue – e Bannakaffalatta, un simpatico extraterrestre rosso, più altri cui in pochi minuti non ci si può non affezionare.
Ebbene, si salvano soltanto il Dottore, un anziano che faceva da guida turistica e un ricco e antipaticissimo finanziere.
“Avresti voluto che si salvasse qualcun altro, vero?” chiede il vecchio, alla fine.
“Forse, risponde il Dottore. Ma non spetta a me scegliere.”
“Perche allora saresti Dio.” Conclude il vecchio.
Ecco la chiave, e cioè: avere la pretesa di scegliere chi vince e chi perde, in ultima istanza di decidere cosa è bene o cosa è male, altro non sarebbe che la pretesa di essere Dio, di sostituirmi a Dio.
Buona giornata a tutti.
Resamo
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categoria : bambini, storie, cose di altri, osservazioni di uno qualunque, cose che mi piacciono
venerdì, 09 ottobre 2009 , ore 16:33
Scusate, non resisto.
ANSA: Un premio alla ''buona volonta'''. Cosi' Ahmad Yusef, voce 'diplomatica' del vertice di Hamas, la fazione islamico-radicale palestinese al potere nella Striscia di Gaza, ha commentato oggi all'ANSA il conferimento del Nobel per la pace al presidente degli Usa, Barack Obama. ''Si tratta di una riconoscimento meritato se non altro per quel che Obama ha detto nel discorso del Cairo''.
Caro Oste, dunque il "colpevole" di questo premio sei tu! Ecco lo storico discorso:
Appuntamento all'Osteria Volante per saperne di più!
maturin
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categoria : sfoghi, storie vere, ridere e sorridere